08.06.08 - Un paraplegico non si può sposare

E poi dovrei andare in chiesa… Dal corriere dell’8 giugno 2008

VITERBO - Si sono sposati con rito civile in un’ospedale romano un giovane paraplegico e la fidanzata cui il vescovo di Viterbo, Lorenzo Chiarinelli, come sostengono i familiari, ha negato il matrimonio religioso per «impotenza copulativa»: un’incapacità a procreare causata da gravi lesioni riportate in un incidente stradale avvenuto circa due mesi fa. Il matrimonio è stato celebrato questa mattina dal deputato e consigliere comunale Ds di Viterbo Ugo Sposetti, delegato dal sindaco della città Giulio Marini. Accanto agli sposi c’era anche il parroco della chiesa in cui i due si sarebbero dovuti sposare con il rito religioso. Il caso è stato segnalato dal quotidiano «Il Messaggero». Dopo le nozze celebrate all’interno del «Cto» di Roma è stata organizzata una festa nuziale cui sono stati invitati anche degenti, medici e infermieri che assistono lo sposo.

LA CURIA: «È STATA DECISIONE CONDIVISA» - «I termini della questione non sono quelli raccontati: a chi di dovere sono state offerte tutte le motivazioni di una realtà che non dipende nè da discrezionalità nè dall’intenzionalità dei soggetti»: lo si afferma in una nota diffusa oggi dalla curia di Viterbo in merito alla vicenda della giovane coppia alla quale il vescovo ha negato il matrimonio con rito religioso in quanto lo sposo di 26 anni non potrebbe avere rapporti sessuali per i postumi di un incidente stradale che lo ha reso paraplegico. «Tutto è stato fatto nella condivisione sincera della situazione e con ogni attenzione umana e cristiana - si afferma ancora nella nota della curia - Il precetto d’amore di Cristo è per noi, sempre, norma di vita, nell’ordinario e nello straordinario». In pratica la curia non smentisce il diniego ma lo definisce «condiviso» e, soprattutto, imposto dal diritto canonico, quindi «non soggetto a discrezionalità» o «intenzionalità». Il vescovo di Viterbo, Lorenzo Chiarinelli, afferma che non avrebbe potuto comportarsi in modo diverso da quanto ha fatto. «L’amarezza per il modo inadeguato e pretestuoso in cui è stata presentata la vicenda - conclude la nota della Curia - non fa che aumentare la solidarietà affettuosa per chi è in sofferenza e ricordare che “la verità vi farà liberi”».

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13.04.08 - Oggi possiamo cambiare il paese [Eugenio Scalfari]

SOLE e nuvole si alternano nei cieli d’Italia in questi giorni di un aprile che trattiene ancora una coda d’inverno ma preannuncia col verde dei prati e il profumo dei fiori la più dolce stagione dell’anno. Così ci auguriamo che sia anche per la società italiana, appesantita dai tanti fardelli del passato ma desiderosa di riprendere slancio e di lavorare per un futuro meno avaro di speranze e di risultati.

Vedo che la preoccupazione maggiore di molti osservatori delle vicende politiche, giunti alla scadenza della campagna elettorale, si appunta sul dopo elezioni. Quale che sia l’esito, vinca l’uno o l’altro dei due principali competitori, si teme che dalle urne non esca una netta vittoria e di conseguenza un governo più affannato a durare che capace di affrontare i problemi di fondo che incombono sull’Italia, sull’Europa e sul mondo intero.

Si ripropone a questo punto un tema con il quale siamo alle prese da quindici anni, cioè dall’irruzione di Silvio Berlusconi nella politica: quello della sua legittimità, quello dell’anomalia da lui introdotta nella democrazia italiana e della sua demonizzazione da parte di quella metà del Paese che non si riconosce in lui e lo considera a tutti gli effetti il nemico pubblico numero uno.

Questo diffuso sentimento di delegittimazione che provoca inevitabilmente un’analoga reazione, condizionerà la fase politica successiva al voto? Renderà ancora più arduo governare? Spingerà il vincitore a esercitare vendette e discriminazioni contro i perdenti? Trasformerà l’autorevolezza in autoritarismo seguendo uno schema purtroppo frequente nella nostra storia?

La maggior parte degli osservatori indipendenti riconosce a Walter Veltroni d’aver condotto una campagna elettorale misurata e responsabile, senza toni di rissa, senza attacchi scomposti all’avversario, innovativa ed equilibrata sugli impegni assunti con gli elettori. Il timore che si fa strada in queste ore di pausa e di attesa, anche di fronte alle frequenti incontinenze del leader di centrodestra, è che questo clima possa radicalmente cambiare.

L’esperienza dei due anni passati, durante i quali l’opposizione di centrodestra non ha fatto altro che puntare sulla “spallata” per sgominare l’esile maggioranza di Prodi al Senato pesa giustamente nel ricordo di quanti seguono con attenzione le vicende della politica. Non potendo chiedere a Berlusconi di correggere la sua natura, lo chiedono a Veltroni: quale che sarà la sua posizione post-elettorale, spetterebbe a lui e sopportare con inesauribile pazienza gli spiriti animali dell’avversario.

Doppio gravame per Veltroni e per quella metà del paese che non si riconosce in Berlusconi: blandirlo in caso di vittoria dei democratici, sopportarlo se fosse lui a prevalere di poco senza imitare quanto lui stesso fece. Chiedere che i democratici ed il loro leader si assumano questa duplice responsabilità significa considerarli come la parte politica più responsabile. Per certi aspetti suona come un titolo di merito, per altri somiglia ad una “mission impossible”: fare da punching ball non piace a nessuno e non sta scritto in nessun luogo che sia sempre e comunque utile al Paese.

In realtà - chi lo conosce bene lo sa - non è un fascista e neppure un dittatore nel senso militaresco del termine. Non è spietato. Non è xenofobo. Non è razzista. Berlusconi è un pubblicitario. Un venditore. Venderebbe qualunque cosa. Sia detto senza offesa per i pubblicitari di professione: lui è pubblicitario nell’anima, venditore nell’anima.

Quando vende patacche (e gli accade spesso) si convince rapidamente che la sua patacca vale oro zecchino. Perciò è bugiardo con la ferma convinzione di dire sempre la verità. Come tutti i venditori bugiardi è un imbonitore. Come tutti gli imbonitori è un demagogo. Non ha il senso della misura. Strafà. Non rispetta nessuna regola perché le regole le fa solo lui. Guardate l’ultimo atto della sua campagna elettorale, venerdì sera. Pochi minuti alla mezzanotte. Matrix, cioè casa sua, Canale 5. Conduttore Enrico Mentana.

Prima di lui aveva parlato Veltroni per cinquanta minuti. Lui era stato brevemente intervistato da Mimun per il telegiornale delle 20. Poi si era ritirato nello studio del direttore e di lì aveva ascoltato il “récit” del suo avversario. Infine è arrivato il suo turno e ha impiegato gran parte del tempo a ribattere gli argomenti di chi l’aveva preceduto con molta enfasi e parecchi insulti.

Tanto Veltroni era stato pacato e raziocinante tanto lui ha mostrato i denti e la rabbia, ma fin qui niente di speciale, il bello, anzi il bruttissimo, è venuto dopo quando il suo show era terminato, Mentana aveva dichiarato chiusa la trasmissione e aveva cominciato ad illustrare il modo di votare correttamente con davanti un tabellone che riportava un facsimile di scheda elettorale.

Lui non se n’era andato dallo studio, era sempre lì ma fuoricampo. A un certo punto, nello stupore generale, è rientrato in campo, si è sostituito a Mentana ed ha indicato lui il modo di mettere la crocetta sulle schede. Prima che accadesse il peggio, che in realtà stava già accadendo, Mentana ha chiamato la pubblicità e l’indebito spettacolo è stato oscurato. Quest’episodio rivela meglio di qualunque discorso la natura del personaggio e dei suoi spiriti animali.

L’Economist ha scritto che Berlusconi è inadatto a governare una nazione. “Unfit”. Non è un insulto e neppure una demonizzazione. Semplicemente una constatazione. “Unfit”. Inadatto. Metà degli italiani, da Casini fino a Bertinotti passando per i democratici, la pensano esattamente allo stesso modo e così pure i governi e il Parlamento europei.
Si dirà: contano i voti che usciranno dalle urne. Giustissimo, contano i voti e solo i voti. Resta un Paese diviso in due non soltanto per differenze politiche ma anche da un giudizio sulla persona: “unfit”, inadatto, imbonitore, demagogo, venditore di patacche. Metà del Paese pensa questo, ne ha conferma tutti i giorni e sarà molto difficile che cambi idea.

Ci sono infinite altre prove della sua “unfitness” oltre alla miseranda scenetta a Matrix. La più rivoltante è la proclamazione di Mangano, il finto stalliere di Arcore ad eroe. Non si capisce quale tipo di eroismo sia stato il suo, ma sappiamo che è stato condannato a tre ergastoli per associazione mafiosa.

Sappiamo anche che Dell’Utri è in qualche modo connesso a un tentativo di taroccare le schede degli italiani all’estero: un mafioso latitante in Argentina gli ha telefonato proponendogli quell’imbroglio ma Dell’Utri ha risposto di non esser lui la persona adatta e l’ha indirizzato al responsabile del suo partito per gli elettori all’estero, senza però informare di quel contatto né la magistratura né il ministero dell’Interno. Mentre brogli veri si preparano, il leader già ora, in via preventiva, manda in scena una campagna contro i brogli supposti per precostituirsi un alibi in caso di sconfitta elettorale come già fece per tutti i due anni del governo Prodi. “Unfit”.

Sostiene di aver lasciato nel 2006 i conti pubblici in perfetto ordine. La controprova sta nelle cifre a causa delle quali siamo stati per due anni messi sotto processo dall’Europa e ne siamo usciti solo dopo le leggi finanziarie di Paoda-Schioppa.

Sostiene anche di aver realizzato il suo “contratto con gli italiani” per l’85 per cento durante gli anni del suo governo, ma in realtà non ha realizzato se non il 15 perché nessuna delle proposte è diventata legge pur disponendo di 100 voti di maggioranza alla Camera e 50 al Senato. Quei voti servivano ad approvare le leggi a suo personale beneficio, dall’abolizione del falso in bilancio alle norme giudiziarie che accorciavano i tempi di prescrizione dei processi, alla Gasparri che ha mantenuto in vita Retequattro contro le reiterate sentenze della Corte.

“Unfit”. Si potrebbe e forse si dovrebbe continuare, ma a che pro? L’altro giorno ho ricevuto una lettera da un lettore che mi rimprovera perché - dice lui - ho un pregiudizio contro. Io non ho pregiudizi contro e neppure a favore. Esamino la realtà e conosco le persone. Lui è inadatto.

Venderebbe la Cupola di San Pietro al primo che ci creda. Purtroppo molti ci credono. Forse gli inadatti sono adatti ad una parte di questo Paese il quale, non a caso, è in declino. L’altro ieri l’Ocse ha dimostrato che il nostro declino ha toccato il culmine nel quinquennio 2001-2006. È proprio il quinquennio del suo governo. Sarà magari un caso ma è un dato di fatto e coi dati di fatto non si può polemizzare.

Il pareggio elettorale non ci sarà, o vince uno o vince l’altro. Ma al Senato questa regola vale di meno. Può accadere che uno vinca con una maggioranza relativa e non assoluta. Oppure con una maggioranza di pochissimi voti come fu per Prodi. Tuttavia chi vince anche per un solo voto dovrà governare perché questa è la regola in democrazia.

Veltroni ha proposto un patto di “lealtà repubblicana” che significa un’opposizione che controlla, propone alternative, ma non paralizza l’azione del governo votato dalla maggioranza. Berlusconi ha rifiutato questa proposta.

Questo è lo stato dei fatti. Voglio ancora una volta ricordare la frase di Petrolini a chi l’aveva fischiato.
L’editoriale di Scalfari di oggi, che rappresenta chiaramente lo stato delle cose.
Disse: “Io nun ce l’ho cò te ma cò quelli che te stanno vicino e nun t’hanno buttato de sotto”. È la terza volta che la cito perché descrive splendidamente la situazione e mi sembra una buona chiusura nel giorno in cui andiamo a votare.

Si è creato in queste ultime ore un sommovimento nella pubblica opinione che ricorda quanto avvenne nel 1991 con il referendum di Mario Segni: un voto corale che fece saltare la Prima Repubblica ormai logora e dominata da una logora casta. Questo stesso sentimento può prevalere domani. Domani si può voltar pagina e aprire un ciclo nuovo che rimetta la politica al livello di un’Italia desiderosa di cambiare. Non sprecate questa grande occasione. Siate popolo sovrano perché è questo il vostro giorno.

11.04.08 - Ma i conti il nano le fa con la bacchetta magica?

Il nano a Matrix.
Inizia a rispondere su come recuperare i soldi da investire nel programma delle meraviglie. Delle cifre completamente irrealizzabili, e ve lo dimostro molto rapidamente.
1. Abolizione delle Provincie: 15 miliardi euro all’anno di spese in meno, ottimisticamente 30 miliardi
2. Vendita del Patrimonio immobiliare dello Stato: 15 miliardi euro all’anno di spese in meno, ottimisticamente 30 miliardi
3. Lotta all’evasione fiscale: 15 miliardi di euro recuperati in un anno, ma si può arrivare a 30 miliardi.
In totale 45 miliardi ad essere pessimisti, 90 ad essere ottimisti.
Faccio notare, che il Nano spera di recuperare 30 mila miliardi di lire ALL’ANNO dalla vendita del patrimonio immobiliare dello stato, ma si può arrivare anche a 60 miliari di lire all’anno. Ripeto all’anno. Mi piacerebbe che spiegasse qual è questo bel patrimonio da vendere. NON esiste un patrimonio che arrivi a quelle cifre, DA RECUPERARE OGNI ANNO PER CINQUE ANNI. Totale, 150 mila miliardi di lire, 75 miliardi di euro, di immobili da vendere in cinque anni. Quali? Boh, penso che nemmeno vendendo il colosseo e il duomo di milano si arriverebbe a tali cifre.
Evasione fiscale ben 20 miliardi all’anno, 30 miliardi però si possono fare. Proprio da lui… Considerato che l’evasione in Italia è calcolata in 100 miliardi all’anno, secondo lui si riuscirebbe a recuperare il 30% di evasione (e Tremonti dovrebbe farlo, il consulente di come fare circolare i soldi all’estero) subito, dal primo anno. Complimenti.
E abolendo le provincie, badate SENZA licenziare i dipendenti ma spostarli solo nelle regioni, si recuperano questi altri bei 15 miliardi di euro. 15, ma 30 per essere ottimisti. Il costo delle provincie, al massimo, è di 5-6 miliardi di euro. 10 per essere ottimisti (o pessimisti).
Il dubbio che mi viene è che forse i soldi ce li metta lui alla fine…

11.04.08 - E il Cavaliere scivola su Totti [Curzio Maltese]

Ho parlato molto poco di campagna elettorale sul blog, anche per mancanza di tempo. Però voglio chiuderla con l’editoriale di Curzio Maltese sulla Repubblica di oggi. Descrive bene anche quello che penso io.

IL QUINTO Berlusconi ha chiuso con un finale alla Dorando Petri. In linea con una campagna elettorale che non aveva molta voglia di fare e che ha fatto senza voglia né sogni né miracoli e alla fine anche senza voce. E’ arrivato all’ultimo traguardo del Colosseo trafelato, reduce dagli studi di Porta a Porta e dal restauro del trucco, con un’ora di ritardo sulla tabella di marcia, inciampando fra i cavi e le parole.

Ad aspettarlo poche migliaia di persone. Ha subito congedato il principale alleato Fini come fosse un riempitivo (”Ringrazio Gianfranco per avervi tenuti occupati per più di un’ora”) e in capo a due minuti aveva già smarrito il discorso (”Ho perso il filo, che cosa stavo dicendo?”). Poi è andato di repertorio, ma soprattutto ha fatto una lunga cronaca della puntata da Vespa appena registrata, vantandosi molto di aver “sbugiardato” per ore il Veltroni della sera precedente.

In pratica si è gloriato d’aver sfruttato in maniera piuttosto ignobile, per quanto efficace, il vantaggio di aver parlato per ultimo, grazie al sorteggio pilotato delle tv. La cosa però alla sua gente è piaciuta parecchio. Nella demonizzazione dell’avversario, che rimane la specialità del Cavaliere, è stato anche brillante, a tratti spiritoso. Il picco esilarante del comizio conclusivo è stato tuttavia un altro, involontario. Quando un Berlusconi al colmo della felicità ha comunicato con un crescendo della (poca) voce la notizia bomba del probabile arrivo di Ronaldinho al Milan. A una folla di romanisti e laziali, muta, perplessa, con una salve di fischi, oltre l’appartenenza politica.

E’ la prima volta, in quindici anni, che capitava di vedere Berlusconi fischiato dai suoi fans. E chissà cosa hanno pensato i tifosi romanisti quando poco dopo ha attaccato il loro idolo, il capitano della Roma, Francesco Totti. “Se per la corsa al Campidoglio appoggia Rutelli non ci sta con la testa. Quando uno non ci sta, non ci sta”. Apriti cielo, stupore tra i militanti che se ne stavano andando mentre la notizia, attraverso le radio private, faceva subito il giro della città.

L’attacco a Veltroni costituiva almeno la parte nuova, fresca, del discorso berlusconiano, poi scivolato nella seconda parte su slogan ormai logori, vecchie storie di comunismo, il Ponte sullo Stretto, le tre “i”, l’abolizione dell’Ici, insomma il riassunto delle puntate precedenti. Tanto che alle prime timide gocce dal cielo, lo stesso popol suo ha cominciato a urlargli: “Silvio, piove!”. E lui, allargando le braccia: “Eh, ho capito che piove. Cosa devo fare? Cantare la canzone di Modugno? Se avete pazienza, ora finisco”. E ha finito per davvero con un vecchio numero, chiamando sul palco “una bella tosa”, Alessandra Mussolini. Questo di tanta speme oggi gli resta.

Tutta la quinta campagna di Berlusconi è vissuta su questo esibire la fatica, quasi il dolore di dover ancora correre per Palazzo Chigi: il “sacrificio”, la “grave responsabilità sulle spalle”. E’ vero che l’ha sempre detto, fin dalla discesa in campo (”Ho deciso di bere l’amaro calice”), ma col sorriso sulle labbra. Stavolta il Cavaliere ha invece la faccia di chi ci crede davvero.

Non stiamo a far questioni sull’implicita offesa arrecata al popolo italiano da un candidato premier che, al posto di essere onorato, si sente avviato a una condanna. Non è il nostro un paese da cogliere tali sfumature. Per una volta vale la pena di considerare piuttosto il suo punto di vista. Da lunedì sera, se si inverano i sondaggi, Berlusconi potrà contare su una maggioranza solida alla Camera e assai incerta, forse addirittura inesistente, al Senato. Da martedì dunque dovrà trovare un cassetto per il programma elettorale e cominciare a trattare con chiunque, dalla Mussolini a Calderoli, per fare qualsiasi cosa.

Al primo consiglio dei ministri dovrà rivelare che non esiste nessuna cordata per Alitalia, nominare un commissario fallimentare e raccontare qualcosa di molto convincente a ventimila persone senza più un posto di lavoro. Lo scenario dell’economia nazionale per i prossimi anni è assai fosco. Il fondo monetario internazionale prevede crescita zero per l’Italia nel quinquennio. Altre fonti autorevoli parlano già di recessione. L’Economist da settimane segnala il rischio che le grandi agenzie di rating declassino il debito pubblico italiano. Un genere di decisione che viene preso una mattina in due salotti della finanza internazionale, dove la considerazione per Berlusconi è zero, e si traduce dal giorno dopo in una strage sociale.

In queste condizioni o arriva una mano santa da sinistra per salvarlo con un qualche inciucio, da giustificare con estrema attenzione, oppure si schiude davvero una specie di “via crucis” per l’inquilino di Palazzo Chigi. Non è una prospettiva esaltante. Per la verità, lo è ancora meno per gli altri sessanta milioni d’italiani. Ma si spera per l’epoca d’essere tutti noi talmente rimbecilliti dalle televisioni da non farvi più caso.

Chi potrà aiutare il settantaduenne premier? Se Berlusconi si guarda intorno, raccoglie davvero poca roba. Le ottocentesche ricette di Tremonti sui dazi doganali. Il federalismo fiscale della Lega, che significa la secessione applicata in economia. Ma la Lega neppure è venuta al comizio conclusivo al Colosseo, ripugnante (per i leghisti) simbolo di romanità. Sul palco Berlusconi ha accanto solo un Fini ormai spento, reduce da una mesta campagna elettorale, tutta vissuta all’ombra dei fratelli maggiori, Berlusconi e Bossi. E’ un leader con un grande futuro alle spalle, ormai rassegnato al ruolo di delfino, da giovane di Almirante e ora, cinquantenne, delfino a vita di Berlusconi. Aveva forse i numeri per diventare lo “Chirac italiano” ma non ne ha avuto il coraggio, la forza, l’autonomia.

Intorno a sé, Berlusconi ha giusto il suo popolo, i milioni d’italiani che lo voteranno comunque, perché ancora s’aspettano un miracolo, un colpo di genio o di bacchetta. Perfino quando è lui stesso ad ammettere che miracoli non se ne potranno fare e la bacchetta magica non ce l’ha. Prigioniero alla fine, Berlusconi, di un pezzo d’Italia che gli ha sempre creduto quando raccontava belle bugie e non gli crede l’unica volta in cui rivela una scomoda verità.

14.03.08 - Da chi mi faccio sposare?

Viste le ultime dichiarazioni (sempre ironiche ovviamente), ho trovato una soluzione al mio stato di precarietà… Farmi sposare da PierSilvio! Ecco in allegato il modulo, se anche qualcun’altro/a volesse maritarsi con il beneamato rampollo, da compilare e spedire Modulo di richiesta matrimonio.
In alternativa, visto che le domande saranno sicuramente molte, basta farsi candidare da Candidati sindaco, a qualunque carica… la notizia la trovate qua notizia dal corriere . E poi ci stupiamo se la carissima ragazza ha dichiarato che ha riso alla spiritosissima battuta… Perchè non invitano anche me ad un talk show, così mi prostituisco con un banale sorriso, qualche dichiarazione, e poi posto assicurato… Che dite?

18.02.08 - Fasi nuove

Non c’è che dire, tira un’aria di novità.
Un vento, che poche settimane fa sembrava non potesse mai prendere forza.. Invece l’ha presa, eccome anche.
E’ inutile che io stia qui a raccontare che è successo nelle scorse settimane nel nostro Paese; mi basta solo dire che grazie a tradimenti incrociati si è arrivati ad una crisi, che era inevitabile… Mi stupisce che sia arrivata così tardi, io ne avevo scritto molto tempo fa.
Tant’è che è arrivata, e l’unica novità è stata la decisione di un partito, nuovo grazie ad un processo durato anni, di andare alle elezioni solo con chi ne condivideva il programma. Una decisione che nessuno era riuscito a prendere fino ad ora, per paura di perdere.
La differenza con l’altro grande partito nato in questi giorni, è un percorso decisionale democratico, fatto di discussioni; dall’altra il tutto è nato da un annuncio solitario, acclamato da folle festanti. E’ nato un partito padronale, ancora più del precedente, con il chiaro intento di mettere a tacere una volta per tutti gli alleati.
Prima tutti a dargli addosso, poi uno ad uno come cagnolini ad obbidire al padrone, in cambio dell’osso governativo (probabile, ma non sicuro). A parte qualcheduno, dei quali sicuramente non tesserò le lodi… Però di altri posso solo lodare la Coerenza, portata avanti fino alla fine… Fino all’obbedienza finale volevo dire.
L’unica cosa positiva è che avremo una campagna elettorale breve, e quindi non ci tormenteranno per troppo tempo.
Per quanto mi riguarda, beh penso che le mie intenzioni siano palesi. Penso in una scelta democratica di cambiamento. Spero in una fase nuova, dimenticando gli spettri del passato. Spero di abbandonare anche “reperti archeologici tirati a lustro per l’occasione”. Vorrei che finalmente questo candidato per la quinta volta non ci assillasse l’anima. Perchè sono stufo, sto assistendo ad un film già visto. Alla copia della copia di sè stesso. Tanti dicono che lui i soldi li ha fatti da se, mentre gli altri mangiano alle nostre spalle! Beh, a costoro ricordo che lui è forse più politico di altri, visto che nel periodo da industrialotto si trovava sempre nelle sale d’aspetto dei suoi amici politici, uno tra tutti il suo miglior amico con la X. E solo grazie a potenti appoggi è riuscito a fare quello che ha fatto. E che in politica è sceso per salvaguardare i suoi interessi e non fallire definitivamente. Magari queste cose ricordiamocele ogni tanto.
E ricordiamoci che forse, è grazie anche a lui se la nostra moralità sta a livelli sotto-zero. Grazie alla sua televisione ed al suo modo di fare. Al suo disprezzo di ogni regola per raggiugere il successo. Si può fare tutto per raggiungere uno scopo? Ritengo di no.
Penso quindi che farò valere la mia scelta, per cambiare spero veramente, e chiudere la porta ad una seconda repubblica che ormai puzza. Chiudendoci dentro il suo creatore più illustre.

11.02.08 A tra poco di politica

Sono giorni in cui scrivo anche troppo, e per questo non ho ancora parlato di politica. Ma state tranquilli che tra qualche giorno sarò un fiume in piena. Perchè questa situazione ci costringe a cercare un pò di quella coerenza che i nostri rappresentanti sembra abbiano abbandonato al fasciatoio appena nati. Arrivo eh…

23.08.07 - L’Invenzione di un partito [Ernesto Galli della Loggia da Repubblica]

Un articolo di oggi, che segue totalmente il mio pensiero sulle ultime vicissitudini di partiti creati dal notaio…

Dispiace per tanti illustri politologi e osservatori che qualche tempo fa avevano sentenziato il contrario e ancora ieri lo ribadivano, ma la verità rivelata per l’ennesima volta dall’ultima mossa di Berlusconi è sotto gli occhi di tutti: Forza Italia era un partito di plastica, e di plastica è rimasto, nel senso che non ci sono iscritti, quadri, parlamentari, consiglieri comunali o regionali, non ci sono organi, non c’è discussione, non c’è nulla che conti qualcosa. C’è solo il capo, e il capo è lui per una sola ragione: perché ha le televisioni e un mucchio di soldi, e quindi paga tutto e ogni cosa, incluse naturalmente le campagne elettorali. Chi non crede che sia così provi a dire dove altro sarebbe possibile che il presidente di un partito ne fondi più o meno di nascosto un altro senza dire niente a nessuno e scegliendo, per gestirlo, una persona di sua esclusiva fiducia più o meno come un sultano sceglie la favorita. Certo, nessuno dei cosiddetti dirigenti di Forza Italia è autorizzato a protestare: chiamati a suo tempo a far parte dell’harem dovrebbero conoscere come funziona il meccanismo. Ma per l’appunto un harem non è un partito. Eppure, dicono molti, la mossa di dare vita al «Partito della Libertà» e di affidarlo all’immagine ammiccante di Michela Vittoria Brambilla potrebbe rivelarsi elettoralmente azzeccata. Addirittura Lucia Annunziata, sulla Stampa, ha attribuito quella mossa a una specie di estro futurista, a «una vitalissima reazione alla Sconfitta, al Tempo, e dunque alla Morte», che avrebbero fatto capire al Cavaliere che sarebbe giunto il momento di distruggere la sua stessa creatura e di farne nascere una nuova. Osservo sommessamente che nell’ Italia del 2007 non c’è davvero bisogno di essere Marinetti o di possedere un fiuto particolare per capire che la gente non ne può più di un certo tipo di politica e di politici.
Il che però non fa che riproporre la questione del partito di plastica, dal momento che non si vede proprio come anche il nuovo «Partito della Libertà » potrebbe non esserlo. Non è vero, infatti, che l’unica distinzione sensata è quella tra partiti che prendono i voti e quelli che non li prendono. Un partito di plastica può anche incontrare per mille ragioni il favore dell’elettorato e prendere un sacco di voti (si pensi a quanti ne prese a suo tempo l’«Uomo Qualunque») ma è a questo punto che scatta la distinzione davvero capitale, che è quella tra partiti che con i voti presi riescono a farci qualcosa e quelli che invece riescono a farci poco o nulla. E’ permesso ricordare qual è stata la prova politico-programmatica che Forza Italia insieme alla Casa delle Libertà è riuscita a dare nella passata legislatura nonostante disponesse di una maggioranza parlamentare enorme? E’ permesso ricordare qual è stata in quei cinque anni la qualità, o meglio l’inconsistenza, sia della maggior parte dei suoi ministri sia della leadership del suo capo? Quando si parla di plastica è di questo che si parla. La verità è che la mossa di Berlusconi è un tentativo di uscire dall’impasse in cui il centrodestra si trova dalla sconfitta dell’ anno scorso, ma evitando di affrontare qualunque nodo politico (a cominciare dal nodo delle ragioni della sconfitta per finire con quello del rapporto con gli altri partner dello schieramento) e puntando invece tutto su una soluzione organizzativa: inventandosi un nuovo partito. E’ fin troppo ovvio però che è una soluzione destinata a non risolvere niente: in un modo o nell’altro, possiamo esserne sicuri, Niccolò Machiavelli si farà beffe anche di Michela Vittoria Brambilla.
Ernesto Galli della Loggia

26.02.07 Crisi annunciate, crisi inevitabili

Mi rifaccio vivo, dopo un mese nel quale mi sono fatto conquistare dalle sirene della pigrizia.
Da molti (addirittura 2 persone!) mi è stato richiesto un mio intervento politico sulla situazione italiana, dopo mesi che non sto a pronunciarmi su tutto quello che capita in questo strano paese nel quale viviamo.

In particolare, dopo la vittoria dell’Unione alle politiche ’06… Si dirà, banalmente, visto che ha vinto la coalizione politica al quale appartiene, vNet se ne starà ben zitto evitando di criticare il criticabile nuovo governo Prodi. Una serie di contingenze però mi hanno portato a non scrivere più di politica su questo spazio; la tesi, il periodo nel quale non sono stato benissimo, altre novità che sono entrate a far parte della mia vita, e infine la pigrizia. Ma non la mancanza di un senso critico su tutto quello che stava accadendo attorno a me.
Devo essere sincero, per alcuni aspetti l’azione di questo governo mi lascia alle volte un po’ perplesso; non tanto per i contenuti che vengono proposti, che nella maggioranza dei casi mi trovano favorevole, ma proprio sul modo in cui il governo, e le forze politiche che lo appoggiano, si comportano.
Questo continuo scontro, questa incertezza diffusa degli ultimi nove mesi, nei quali tutti dicono il contrario di tutto, mi lasciano alquanto perplesso; per non dire stressato e stufo.
Comprendo la necessità di tutti nel far sentire la propria voce e la propria opinione. Comprendo anche la voglia di cercare di far valere le proprie idee e le proprie convinzioni. Comprendo anche la naturale predisposizione, soprattutto per un politico, di ritenere di avere la ragione dalla propria parte…
Ma, ma, dopo queste varie comprensioni arrivano anche i miei distinguo.
Non è appunto possibile vivere in una stagione di scontro continuo, non solo tra forze politicamente contrapposte come quelle di destra e sinistra (ci mancherebbe, altrimenti ci troveremmo in quell’inciucio tanto annunciato), ma bensì tra le forze che compongono una circoscritta maggioranza. Un giorno uno dice una cosa, ma poche ore dopo viene smentito dal suo collega ed alleato; un ministro prende una decisione, ma subito viene criticato dal proprio schieramento. Insomma, ci troviamo in una situazione troppo fragile.
Questa è dovuta da un meccanismo politico-elettorale, il quale costringe le varie coalizioni ad imbarcare al loro interno più forze politiche possibili, con il rischio di trovarsi all’interno di una continua contraddizione; come fanno, onestamente, a trovarsi d’accordo uno come Diliberto e la senatrice Binetti? La nuova legge elettorale infatti, ma anche la vecchia da questo punto di vista, obbliga le varie coalizioni a creare delle alleanze il più larghe possibili, creando di fatto uno schieramento bipolare, formato da due grandi blocchi contrapposti. Questo vuol dire, sia da una parte che dall’altra, la formazione di alleanze nelle quali convivono partiti di qualunque tipo; nelle ultime elezioni abbiamo visto Mastella allearsi con Bertinotti, o Mastella con Pannella, mentre dall’altra una come la Mussolini ed i fascisti di Forza Nuova allearsi con Bossi o Casini. Nella normalità sarebbe assurdo, ma ora la normalità sembrerebbe essere diventata questa.
In aggiunta a questa porcata, si è pensato bene (grazie al caro dentista Calderoli) di creare un meccanismo tale che, chiunque avesse vinto alle scorse elezioni, non potesse avere una maggioranza certa al Senato; questo vuol dire, in un sistema bicamerale come il nostro, non potere di fatto governare. Il caso ha voluto che la maggioranza andasse al centro-sinistra, ma con due soli senatori in più rispetto al centro-destra; il che vuol dire una maggioranza appesa al filo. La decisione di un senatore dell’IdV, DeGregorio, di passare al centrodestra ha diminuito maggiormente la differenza, arrivando ad una situazione di impossibile governabilità di una camera del parlamento, il Senato appunto.

Questa situazione è esplosa proprio la settimana scorsa, quando dopo un ottimo discorso del ministro degli esteri D’Alema, due senatori della sinistra radicale si sono astenuti dalla votazione, facendo cadere nei fatti il governo Prodi. Il seguito lo conosciamo tutti.

A questo punto però bisogna pensare al futuro. Vogliamo tenere tutto com’è? Ok, questo vuol dire imbrigliare il paese in una situazione di ingovernabilità continua, chiunque vinca le elezioni. Berlusconi infatti, non potrebbe contare in un appoggio pieno dell’Udc in questo momento, quindi si troverebbe nella stessa situazione di Prodi.
Vogliamo cambiare? Direi di si, ma come?
Io penso che Prodi possa riuscire a governare ancora per un po’ di tempo, ma sicuramente non riuscirà a concludere il mandato dei cinque anni. Nel tempo che gli rimane però, potrebbe affrontare dei nodi, che risolverebbero certe situazioni, facendo sperare magari alla sinistra di rigovernare il paese nel futuro, e non solo tra trent’anni.
In primo luogo portare avanti i processi di liberalizzazione, in modo ancora più convinto. Una riforma delle pensioni che aiuti i giovani, aumentando la speranza che in un futuro si possa avere una pensione non da fame (come alla situazione attuale invece accadrà). Aiutare i giovani risolvendo questa situazione di continua precarietà nel mondo del lavoro. Investire sulla scuola e sull’università, unico sbocco per il futuro di un paese non emergente come il nostro, che dovrebbe essere un poco maturo (ma i nostri politici non ce lo fanno pensare). Investire nelle nuove tecnologie, anche pulite; pensate se si brevettasse un sistema ad idrogeno efficiente per i motori, non solo automobilistici ma anche industriali, che salto che potrebbe fare il nostro paese. Ed infine, in questi pochi punti che ho individuato, una serie legge sui Pacs, che ritengo una forma di giustizia sociale.
Per fare questo, e quello che manca ancora al nostro paese però, non si può prescindere da una radicale modifica del nostro sistema politico, ed elettorale.

In primo luogo da una legge elettorale che, al termine delle votazioni, indichi chi ha vinto e chi ha perso. E che doni un po’ di stabilità al governo vincente. Quale sia la soluzione è difficile a dirsi, ma io ho un’idea precisa, ovvero le leggi maggioritarie europee. Alla francese, o addirittura all’inglese; in quest’ultimo caso infatti entrano in parlamento solo i due partiti più votati. Non disdegno neppure una proporzionale alla tedesca, ma con uno sbarramento alto, che non regali ai partitini, o addirittura ai singoli parlamentari, il potere di bloccare i lavori, e le sorti del paese. Ed è necessario conoscere chi si sta eleggendo, non avere figure decise dalla segreteria dei partiti. È evidente quindi il mio orientamento, ovvero di creare delle forze politiche più forti, più europee. In particolare mi piacerebbe vedere un grande partito socialdemocratico, alla tedesca, francese o scandinavia, in grado di governare da solo in modo riformista il paese. Ma questo affollamento di partitini con diritto di veto su tutto onestamente mi ha stufato.
In secondo luogo un nuovo sistema costituzionale, basato su un federalismo fiscale, con un’indicazione netta del premier che abbia il potere di formare il proprio governo autonomamente, ma non di tenere sotto scacco il Parlamento.

Queste sono le mie idee, che provengono da una forte sfiducia in quello che sta accadendo in questo momento, quando un Follini potrà decidere le sorti del paese. Che furbizia però, lui avrà in mano il vero potere decisionale; se non gli va bene qualcosa potrà far cadere il governo…. Non mi pare che questo sistema sia proprio così democratico…

Vedremo che succederà nei prossimi giorni, penso che Prodi otterrà la fiducia, però poi? Succederà quello che sembra, ovvero un’alleanza tra il futuro Partito Democratico (che preferirei socialdemocratico) ed i centristi di Casini? Mi sa tanto di riedizione della vecchia DC, ma onestamente non ce lo vedo un D’Alema o un Veltroni, o un Cofferati democristiano…

22.06.06 Sono pure un indegno

Dopo avere scoperto, la scorsa primavera, di essere un COGLIONE, ora ho la delizia di scoprire pure di essere INDEGNO.
Indegno di essere italiano, perchè voterò NO al referendum sulla distruzione della costituzione italiana….

Buono a sapersi, tra qualche mese cosa sarò, un albanese??