06.11.07 - Il Tukul

C’è una canzone, tanto cara, per la quale abbiamo deciso di intraprendere un viaggio di 18000 km appositamente per averne il testo.
Ora ho qui l’onore di proporvelo per intero… Ci vorrebbe la musica d’accompagnamento però!

Quando io sentire odore di banana
Me venire in mente Africa lontana
Me pensare a jungla nera
Alla tigre alla pantera
Me pensare sempre più al negretto del tukul!

Il tukul è una capanna dove i negri fan la nanna
Il tukul è un luogo tetro dove si entra per didietro
Non c’è pace non c’è letto, per il povero negretto
Sulla cime del tukul, l’uccellino fa cucù.

Ma una notte in Mozambico fatto male al grosso dito
Una specie d’infezione, lì ci vuol l’amputazione
La negretta disse al zambo, “non ti voglio senza il gambo”
“Non ti voglio amare più sotto l’ombra del tukul!”

Ripudiato dall’amata, arruolato in quinta armata
In Italia fu mandato senza tigri nè leon
Ci son tante bimbe belle le gli chiedon caramelle
Ma se chiedono di più…. lui le manda lì al tukul!!!

Un grazie grosso al nostro Renato Calmasini, boss di Wollongong (New South Wales - Australia), per questo regalo per il mio compleanno australiano, che difficilmente dimenticherò!

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24.09.07 Italoaustraliano [Settima ed ultima parte]

E’ arrivato il momento di mettere la parola fine a questo lungo racconto australiano.
Quasi due mesi dopo del mio ritorno in patria…

E’ difficile fare un bilancio di un viaggio di tre settimane come quello… Sicuramente ci sono stati momenti alti e bassi, un pò per le situazioni che si creano in una convivenza 24 ore su 24, un pò per i momenti di scazzo personali, però sicuramente non si può non ricordare come IL viaggio per eccellenza.
La mente lasciata a casa nei doveri di tutti i giorni, e invece il cuore (che pensava un bel pò a casa) ma votato completamente a impregnarsi di tutte le emozioni, le viste spettacolari, i luoghi e le persone di quel paese, che definire mitico sarebbe riduttivo.

Incornicerei i momenti magari meno clamorosi nel mio libro dei ricordi, come la signora che ci ha accolto in tram la prima sera che siamo arrivati e ci voleva raccontare quanto è bella l’Australia (tra l’altro era un pò bevuta).
Oppure l’addetto al grattacielo di Renzo Piano, che quando ho chiesto di andare all’ultimo piano per vedere la vista di Sydney mi ha proposto di chiamare il Building Manager.
Oppure i cinesi che ci hanno ispirato su come fare le fotografie, ovvero o con le braccia spalancate al cielo, oppure saltando da una fontana.
La vista spettrale di Canberra, ed il terrore sui nostri occhi sul nostro destino nella capitale in mezzo al nulla.
La gita in pulmino ai 12 apostoli (ancora una volta, che spettacolo), e Peter che ci conduce finalmente a casa con tutti i partecipanti che ci salutano calorosamente.
Il mio tentare di nuotare in piscina all’ultimo piano del nostro grattacielo di Melbourne, la notte, contorniati da tutte le luci della città.
Oppure i Coldplay che ci hanno accolti (anche se registrati) quando siamo entrati nella sala concerti dell’Art Center di Melbourne.
Ed Uluru, la sabbia rossa, gli Abbo.
E le palme di Palm Cove, e le passeggiate sulla spiaggia, ed il ritorno terrificante a piedi nella notte schivando il possibile attacco dei coccodrilli.
Ed il tucul, cantato la sera del mio compleanno.

Ed ultimo, ma sicuramente forse IL ricordo del cuore, la serata alla Fraternity (http://www.fraternityclub.com.au), il club ITALOAUSTRALIANO di Fairy Meadow, dove ho lasciato il cuore, e dal quale voglio assolutamente la tessera di membro a vita.

E’ per questo che, almeno un pò, sono tornato da questo viaggio da ItaloAustraliano.

14.09.07 Italoaustraliano [Sesta parte]

Lasciamo le mosche del deserto al suo deserto… In inverno già ce n’erano un poche, chissà quante ce ne saranno in estate! Che inferno dev’essere quel deserto col caldo insopportabile, e per di più un’invasione di moschine ovunque.
Ma come detto partiamo, affrontando il penultimo viaggio in aereo prima del rientro in patria… E lo stacco è decisamente forte, dal deserto rosso alle spiaggie dorate del Nord!!! In particolare la nostra destinazione è Palm Cove, 40 km da Cairns, che le guide raccontano come la meta perfetta per le coppiette in viaggio di nozze. Distante dai casini, e colma di calma ed intimità… Un pò la cosa ci puzza, però chissenefrega visto che noi quel che cerchiamo, dopo tutte queste stancanti giornate è qualche ora di beato relax, in una bella spiaggia tropicale.
E così è, per alcuni punti di vista, dato che la spiaggia è veramente stupenda, con le palme in riva all’oceano proprio come da foto dei tropici. Un paesino piccolissimo, ma carino con qualche negozietto che ci ha pure dato gioia e saldi (tutti tranne me hanno preso qualcosa dall’amicone grassone, che ha imparato l’italiano da piccolo ma non ricorda oramai più nulla, però vuole tanto attaccare bottone con tutti), ed un take away bello laido dove ci siamo potuti riempire di panini, fritture miste di pesce, e quice alle verdure (tutto buonissimo). Il nostro Tinelli ha pure provato il famigerato Work’s burger, con all’interno: uovo, pancetta, rapa rossa, ovviamente carne e tanta, verdure d’ogni tipo e, per non farsi proprio mancar niente, una fetta d’ananas… Se mi sono dimenticato di qualche ingrediente dimmelo che lo aggiungiamo.
Memorabili le nostre passeggiate in spiaggia, per raggiungere tra l’altro il centro commerciale a Clifton Beach dove abbiamo potuto sperimentare i veri prodotti australiani, come la frutta (Mango, Papaya e Frutto della passione), la polpa di granchio (3 etti nemmeno per un euro), e gli spiedinazzi conditi con tutti gli ingredienti possibili.
Peccato per il tempo, che nemmeno qui ci ha graziati di una giornata che sia una di sole totale; quel poco di sole che ha fatto ce lo siamo tutto goduto, chi in spiaggia (come me), chi a bordo piscina… E’ un peccato, perchè se avessimo preso tre giorni di puro sole saremmo tranquillamente tornati a casa neri come il bao, vista la potenza dei raggi UVA in quella zona del mondo.
Non sono stati proprio dei giorni del tutto rilassanti, grazie a qualche bega di troppo e troppi troppi screzi, ma vabbè.
In questo paradiso terrestre ho festeggiato il mio 26mo compleanno, 26 anni in terra australiana, nel giorno della partenza per Wollongong… Non proprio la giornata perfetta per festeggiare un compleanno, però chissene ero in aussieland!
Altri momenti da dimenticare in quella giornata, per alcuni minuti estremamente terribile, ma vabbè da ricordare c’è sicuramente la cenetta a casa Calmasini.
Fortunatamente i padroni di casa non erano a conoscenza della ricorrenza, e non avevano preparato niente di particolare per cena, anche se in modo come sempre gentilissimo Rachel si era data da fare per noi.
Quando però hanno saputo del mio compleanno ho richiesto un regalo speciale, ovvero la possibilità di avere la canzone “IL TUKUL” cantata direttamente dal nostro Renato (prima però me l’aveva dettata perfettamente, cosicchè ora potrò cantarvela anche a voi). E poi, per concludere in bellezza la giornata Rachel ha fatto partire sul giradischi “Se mi lasci non vale” del mitico Julio Iglesias, la colonna sonora del nostro viaggio…
Serata felicissima, a parte qualche mugugno di troppo durante la giornata…

Peccato che il viaggio stava per finire… Un giorno intero solo e dovevamo lasciare la nostra nuova terra adottiva.

13.09.07 Italoaustraliano [Quinta Parte]

Partiamo da Melbourne, di primissima mattina accompagnati dal nostro tassista che ci viene a prendere direttamente fuori dall’appartamento.
La nostra prossima meta è tra le più rappresentative di tutta l’Australia, ovvero Ayer’s Rock, Uluru per i nativi aborigeni; il grande monolito rosso in mezzo al deserto.
In Italia, prima della partenza, abbiamo deciso di intraprendere questa avventura; per ravvivare il nostro spirito d’avventura scegliemmo addirittura di alloggiare in una cabin (un bungalow per capirci) con bagno in comune a tutto il camping… Sarà per scelta d’avventura, oppure perchè tutti gli altri alloggi sarebbero costati dieci volte di più? Bah, lascio a voi decidere.
La nostra cara Qantas ci conduce nel cuore del continente, e già prima di atterrare possiamo assistere allo spettacolo del monolite rosso, che gigante ci saluta e ci accoglie nel deserto.
Prima cosa, appena atterrati su una pista di atterraggio rossissima, piena di sabbia, ed abbastanza inquietante nell’atterraggio, notiamo che il deserto non è quello che uno si aspetta, ma verdissimo. Il bush finalmente si è fatto vedere, con cespugli, baobab e fitta ma ovviamente bassa vegetazione. Quello che volevamo dall’Australia, la natura!
Nella nostra Vera avventura australiana noleggiamo una macchina, per essere più precisi una Toyota Corolla 3 volumi con cambio automaticissimo che il prode Tinelli guida all’inglese (eh, l’australia essendo ex colonia ha la guida a destra!) e partiamo per raggiungere l’unico avamposto occidentalizzato della zona, ovvero il mega resort di Yulara, dove è contenuto anche il nostro camping.
Nemmeno 5 minuti e siamo lì… Le distanze qui non sono poi così maledette!
La nostra Jajao non si sente molto eroica, e va un attimo in paranoia alla vista della nostra cabin… Poi s’accorge che insomma, ce la si farà! Due notti sono sempre due notti!
I bagni esterni sono un pò scomodini, è vero, soprattutto di notte quando nel deserto è freddissimo, però dai il gioco vale la candela come si usa dire.
Si, perchè la vista del monolite rosso, in ogni ora del giorno, è veramente straordinaria.
Uno dei più bei spettacoli mai visti prima. Al tramonto è mozzafiato, di giorno fa paura osservare il rosso della montagna in contrapposizione del blu, che più blu non si può, del cielo. E camminarci attorno, di buon passo, cantando l’inno del trentino ed azzurroooo verrà ricordato per sempre.

Verranno ricordati per sempre pure gli abbbbborigggeni, questa razza un pò strana, e soprattutto molto, ma molto puzzona. Che con tutti i soldi che hanno, si avete capito bene ne hanno eccome visto che il parco di Uluru e dintorni è loro, potrebbero anche dedicarsi un pò di più all’amico sapone e sua cugina acqua.
Cene a base di noodle precotti da scaldare solo con l’acqua calda, pranzi serviti in modo impeccabile dal laido fast food del resort, con i panini più buoni che abbiamo mangiato in australia, probabilmente… Probabilmente perchè la carne era di dingo, di aquila del deserto, o magari di qualche insetto strano… Sta che ci mancherà sicuramente molto il laido di Uluru.
Come a me mancherà quella sensazione di sporco dovuta alla terra rossa, quasi come quella dei campi da tennis, che si attacca a tutto e non va più via.
Mi mancherà addirittura quel svegliarmi in piena notte con il naso e le labbra ghiacciate, perchè nella camera è sceso il gielo assoluto (eh la stufetta l’avevamo spenta).
Non mi mancano sassi, perchè ne ho portati a casa alcuni, però mi manca non aver visto qualche animale selvaggio in più, magari un dingo che assaliva un turista (anche se l’ombra del dingo in piena notte l’abbiamo vista).
L’avventura nella natura però verrà ceramente ricordata… Basta vedere le foto per capire quanto, ma quanto tanto bello era quel posto…
Partiamo dopo due stancanti giornate per la prossima meta, questa volta di assoluto relax… prossimo capitolo!

02.09.07 - Italoaustraliano [Quarta parte]

Dopo le due nottate nella capitale australiana, per non dire la cattedrale nel deserto d’australia (anche se poi il deserto vero l’abbiamo visto), partiamo di buona mattina per Melbourne, la seconda metropoli dello stato.
Volo di nemmeno un’ora con la Virgin Blue, che ci siamo accorti fa un casting speciale per hostess e stuart vista la bella presenza, ed atterriamo all’aeroporto di Tullamarine, dove con il taxi raggiungiamo il nostro appartamento.
Si, perchè stavolta abbiamo optato per un appartamentino, con due stanze cucina salotto e bagno, così da poterci lavare anche i vestiti con la lavatrice, ed asciugarli in lavasciuga.
Da notare la posizione, nella zona nuova della città: di fronte a noi le due torri dell’IBM e dell’Herald Sun, mentre vicinissimo il grattacielo residenziale più alto dell’emisfero sud, l’Eureka Tower.
Notiamo subito una sensibile differenza tra Melborne e Sydney; mentre la seconda è molto easy, simbolo dei surfisti, la prima è più seria, più “europea” se vogliamo, con qualche accenno addirittura di monumenti antichi.
Qui si vede maggiormente l’influenza degli inglesi, e la colonizzazione, anche per via dei nomi e dei molti pub sparsi per la città; sicuramente non potremmo dimenticare il Jay Jay, vicino all’albergo, dove una sera abbiamo potuto assaporare delizie, più o meno fritte.
Peccato per il tempo, bruttarello e freschetto, ma la città è bellissima; bello l’Art Center, dove la nostra Jajao ha potuto far brillare gli occhi davanti a teatri e sale concerto. Immenso il (per non farcelo mancare) centro commerciale del centro, con addirittura una piccola torre di una vecchia fabbrica di scarpe, inglobata in un’immenso cono di vetro (http://www.melbournecentral.com.au/). Troppo pieno di cianfrusaglie il Paddy’s Market, ovvero l’immenso mercatino di cinesi ed affini con tutte le troiate che possiate immaginare. Comunque la città, piena anch’essa di torri, mi resterà nel cuore, anche per i nostri nuovi ritmi rilassati dopo il frenetico inizio australiano.

Da raccontare però una delle perle di quei giorni, ovvero la gita ai 12 apostoli.
Decidiamo di prenotare un tour in pullmino verso una delle meraviglie naturali australiane, ovvero i 12 apostoli; degli enormi faraglioni sulla costa sud, modellati dal vento antartico del sud.
Il nostro autista (e dei cari nostri amici malcapitati anch’essi assieme a noi) è Peter, un nome una leggenda; il caro autista nei 200 km di strada che ci dividevano dalla meta sulla costa, ha messo a dura prova i nostri stomaci più e più volte.
In pratica ci ha insegnato che per fare le curve non bisogna frenare o rallentare, ma bensì accelerare! Un’altra lezione molto importante, che ci ha fatto apprendere, è che se è presente un limite bisogna rispettarlo, qualunque esso sia; questo vuol dire che se per la strada per Brentonico il sindaco mette i 120km/h, beh in quel caso E’ NECESSARIO fare quella velocità, perchè è consentito! Perchè andare più piano senza rischiare di uscire dalle curve, soprattutto in discesa?
Ecco, provate ad immaginare la gardesana per Limone (o per Malcesine è indifferente) fatta costantemente ad una velocità che variava tra i 90 ed i 110km/h, anche in curva; moltiplicatela la distanza Riva-Limone per 10 ed eccovi rappresentata la nostra avventura.
Le cose che abbiamo visto sono state stupende, incredibili; le bellezze naturali qualcosa di indescrivibile, anche in questo blog. Ma descrivibilissimo è sicuramente il nostro pranzo, in un posto sperduto del tragitto dopo la rain forest, dove il caro Peter ci ha concesso 30 (non un minuto in più, meglio qualcuno in meno) per rifocillarci e partire di corsa, sgommando sulle curve (e mettendo a dura prova i nostri stomaci, Milao in primis).
Però i pappagalli sulle mani che becchettavano il mangime, i koala dormiglioni sugli alberi, il vento gelido intanto che guardavamo i 12 apostoli e le costiere australiane del sud, e Torquay, la città dei surfisti… Beh, valevano sicuramente i brividi della guida, le sgommate sulle curve, ed il leggero dondolio mio e di Jajao per attenuare almeno un poco gli effetti dell’autista spericolato…. 400 km, dopo i quali probabilmente eravamo più verdi in volto, ma gonfi di immagini mozzafiato da custodire nel cuore.
….prossima destinazione Ayer’s Rock!

22.08.07 - Italoaustraliano [Terza parte]

Alcune cose sicuramente fanno un pò riflettere della vita degli australiani, ed un vivo esempio ci è stato fornito dal nostro viaggio a Canberra.
Canberra, per chi non lo sapesse, è la capitale dell’Australia (non Sydney come magari uno può immaginare). Costruita all’inizio del secolo con l’unica finalità di capitale federale dello stato, è cresciuta solamente in funzione del funzionamento governativo, quindi tutto un pullulare di uffici e palazzi di rappresentanza.
Il trasferimento in città, il primo di una lunga serie che ci ha portato in molti angoli del nuovo continente, è iniziato da Wollongong; un pullman per Moss Vale, interscambio del treno e diritti a Canberra.
Il viaggio è stato secondo me una vera e propria fortuna, soprattutto per la fermata inaspettata a Moss Vale; questi è un piccolo paese di montagna, con una strada principale, una stanzioncina dei treni, ed alcuni negozi sparsi qua e là. Visto che avevamo un’ora di attesa, e che era anche ora di pranzo, ci è sembrata una buona idea dirigerci verso un locale per prendere da mangiare, consigliati anche dal capostazione che gentilissimamente si è offerto di custodire i nostri bagagli.
Capiamo subito che il paese non vede spesso turisti dagli sguardi degli abitanti, e dalle domande incredule della tizia al bancone della rosticceria, che assolutamente sconcertata ci chiede cosa facciano 4 italiani lì in quel momento… Probabilmente nessun italiano si era mai azzardato a comprare un paninazzo (tra l’altro sboldrissimo ma allo stesso tempo buonissimo) in quel posto così chic. E lì subito una prima scoperta: negli hamburger gli australiani mettono sempre e comunque una fetta di rapa rossa, è l’australian style burger!
L’altra scoperta invece è la vera gente del posto, che si comporta normalmente e non condizionata da una grande città (anche turistica) come Sydney; non è molto diversa da una cassiera di Brentonico penso, e la cosa mi rincuora… Resto dell’idea che il paese poteva trovarsi benissimo in Colorado, anche se non ho mai visto il Colorado…
Prendiamo il nostro treno, speranzosi di chissà quale scoperta in quel di Canberra, quando scendiamo e ci rendiamo conto che la stazione dei treni è grande come quella di Mori! Presi dallo sconforto usciamo, e lo stato d’animo non migliora, visto che davanti a noi si presenta un paesaggio desolato e silenzioso; fortunatamente troviamo un taxi pulmino che ci salva e ci conduce al nostro albergo in pieno centro, tra l’altro bellissimo.
Capiamo velocemente che la città non è altro che una cattedrale nel deserto, come abbiamo raccontato nel blog australiano, utilizzata solo esclusivamente durante la settimana come grande ufficio governativo; noi, visitandola nel weekend, viviamo la sua grande desolazione, comprendendo anche la sua intrinseca inutilità.
Una specie di Unione Europea, nella quale si spendono una caterba di soldi per far funzionare una macchina governativa che tranquillamente poteva stare a Sydney o Melbourne, le due grandi città del paese. Ma per non scontentare nessuna delle due, sempre in battaglia con lo scopo di essere la migliore, i cari aussie amici hanno ben pensato di costruire una nuova città, in un posto tra l’altro non molto ospitale ad 800 metri d’altitudine, con la nebbia che la invade tutte le mattine, con il freddo (arrivavamo tranquillamente a 5 gradi durante il nostro soggiorno), dove nessuno vive veramente, ma tutti si trasferiscono dalle ben più ospitali grandi metropoli sulla costa pacifica o sud… Un pò come Strasburgo e Bruxelles, la prima ufficialmente capitale dell’UE perchè ospita il parlamento, ma al quale tutti (dal parlamentare all’ultimo addetto) si trasferiscono in massa da Bruxelles solo per le sedute mensili del consiglio, con uno spreco di denaro immenso… Tutto perchè la Francia non poteva consentire che la rivale Bruxelles fosse la capitale politica (come in fondo effettivamente è) dell’Unione..
Quindi anche in questo non sono poi così diversi da noi…
Il soggiorno però ci ha consentito di riposare un pò, visto che Canberra è solamente un enorme Parlamento (visitato, come testimonia il nostro aussie blog) ed un enorme Centro Commerciale (vicino fortunatamente al nostro hotel, e dove abbiamo potuto acquistare i nostri pasti consumati in camera come i vips, a 18 euro o poco più a notte in un hotel 4 stelle con tanto di casinò annesso), per prepararci alle fatiche ben più pesanti dei giorni seguenti; la prossima meta infatti sarebbe stata Melbourne!

21.08.07 Italoaustraliano [Seconda parte]

Quindi il mio racconto riparte da Sydney.
Partiamo infatti 10 luglio per la città simbolo d’Australia, baciati dal sole di questa nuova terra. Con un pulmann raggiungiamo in circa un’ora e mezza (perchè i treni non circolavano a causa di lavori in corso in quella settimana) la città, e ci appropriamo subito del nostro hotel, che presto scopriamo piazzato proprio nella strada dei finocchi e delle puttane (come poi ci dice Mario); la camera però è molto bella, e per quello che spendiamo non possiamo proprio chiedere di più. 30 euro a notte a testa qui in Italia non li spendi nemmeno in un ostello oramai…
E quindi partiamo alla volta della città, che ci ospiterà per quattro giorni (tre notti).
E’ inutile dire che le nostre mete sono state l’Opera House, l’Harbour Bridge e la city, ovvio, mentre è più interessante raccontare qualcosa dei luoghi sconosciuti ai più.
Partendo proprio da Manly, un piccolo centro a 20 minuti di traghetto dalla città, con una delle spiaggie più amate dai surfisti australiani. Oppure la sua concorrente, probabilmente più famosa, Bondi Beach, un must per i surfisti di mezzo mondo. Due scoperte sicuramente fantastiche, nulla però al confronto con una perla scoperta grazie a Roberto, ovvero Watson Bay.
Un gioiello, nascosto ed abbastanza distante dalla città, ma dal quale è possibile da un lato vedere l’oceano schiantarsi contro altissime scogliere, mentre dall’altra, attraversato un piccolo parco, sedersi sulla panchina del porticciolo ed ammirare lo skyline di Sydney, con tanto di ponte a salutarti di profilo. Un posto dove vivere, visto le case superstilose che lo popolano.
Per chi non lo sapesse Sydney è affacciata su di una baia, stupenda, nella quale la fa da padrone l’enorme ponte, l’Harbour Bridge, e poco distante l’Opera House, inconfondibile simbolo della città. Dal punto di incontro tra i traghetti della baia, la metropolitana ed i pullman parte la grande città, caratterizzata da un profilo di grattacieli stile Manhattan. La via principale è stracolma di negozi, un pò fuori, ma soprattutto dentro enormi centri commerciali, la vera e propria caratteristica dello shopping australiano.
Infatti durante tutto il nostro viaggio ne abbiamo visitati innumerevoli, anche perchè in un modo o nell’altro si era costretti ad entrarci per il modo in cui sono state costruite le città del nuovo mondo.
Mentre qui uno si immagina il CC esterno alla città, raggiungibile con l’automobile, in Australia lo si trova proprio dentro la città, e questa in certi casi coincide proprio con il CentroCommerciale. Ovviamente Sydney non è questo, però camminando su Pitt St. non si può fare a meno di osservare i grandi ingressi a questi mastodontiche calamite dello shopping, regnate da due grandi magazzini leader, ovvero David Jones e Mayer.
Che dire, la città è stupenda, le gite in traghetto pure, peccato che la nostra visita è potuta durare solamente pochi giorni, come al solito si usa dire.
Non voglio stufarvi troppo su descrizioni particolareggiate di quello che ho fatto, quindi parlerò sicuramente più di emozioni che di cose viste; non posso però evitare di raccontare i luoghi che sicuramente rimarranno impressi indelebilmente nella mia mente, ed alcuni di questi immancabilmente si trovavano a Sydney, una delle città che sicuramente ho sempre sognato di vivere per almeno qualche giorno della mia vita.

20.08.07 Italoaustraliano [Prima Parte]

Ed eccomi ritornato.
A dire il vero sono già passati 20 giorni dal mio ritorno alla terra natìa, dopo ben 21 giorni australiani. E devo dire subito di essermi innamorato di quella terra, così diversa ma per certi versi anche così simile alla nostra. Durante i prossimi post spiegherò bene questa ultima frase.
Vi ho aggiornato un pò qui sul mio blog, descrivendovi i preparativi della partenza; vi abbiamo aggiornato tutti dal blog australiano, parlando di cosa ci stava accadendo nei giorni di permanenza nella terra di sotto (Downunder meglio dire). Però non vi ho raccontato nulla, confrondando i nostri scritti a quello che veramente abbiamo vissuto.
Anche perchè, purtroppo, il blog australiano ha cessato di vivere praticamente a metà viaggio, quando non avevamo più la possibilità di accedere alla rete, almeno a prezzi umanamente accettabili.

Ma partiamo dall’inizio, ovvero la mattina del 07/07/07, quando partiamo da Mori in piena notte accompagnati da Tetro, l’amico del vicolo di Milao e Jajao. Con un tempo da record raggiungiamo Milano Malpensa (1h50m mori - milano), dopo un tragitto da GP di monza, e ci prepariamo al lungo viaggio.
Primo trasferimento Milano - Londra. Ricordo per chi lo avesse scordato che Londra il 7 luglio era sede di molti avvenimenti: 1. anniversario dell’attentato del 7 luglio 2005, 2. concerto del LiveEarth allo stadio Wembley, 3. partenza del tour de france e cronometro in città da Trafalgar Square, 4. stato di allerta massimo dopo l’auto bomba all’aeroporto di Glasgow, e le due autobombe trovate inesplose nel centro di londra.
Con questo bel clima arriviamo ad Heatrow, dove fortunatamente non notiamo niente di strano.
Il viaggio, lunghissimo, verso l’Australia dura 11 + 6 ore (con scalo a Singapore), durante le quali sto malissimo perchè afflitto da una mezza influenza passatami gentilmente dai miei colleghi d’ufficio nei giorni che precedevano la partenza.
Fortunatamente io la rogna l’ho avuta nel viaggio, e poi mi è passata; peccato che i miei cari compagni di viaggio l’hanno beccata (in gran parte grazie a me) durante il soggiorno australiano, chi a Melbourne e chi ad Uluru.
Proprio di soggiorno devo parlarvi; noi risiedevamo a Wollongong (New South Wales NSW), dove una famiglia amica di Roberto, che ci aspettava giù, ospitava gentilmente le cugine. Io e Matteo invece, siamo stati sballottolati ad un motel a North Wollongong, in particolare chiamato Beach Park Motor Inn, e gestito da un mitico italoaustraliano di nome Mario, che ci ha dato tante gioie.
Per prima cosa la prima mattina ci ha svegliati gentilmente per offrirci le sue bruschette!!! Fortunatamente pane tostato e marmellata.
Poi è stato il nostro guru per il soggiorno a Wolly, scarrozzandoci a destra e a manca per la città. Mitico, veramente.
Dopo una giornata di diluvio nella cittadina, torniamo in motel per prepararci alla visita di Sydney, la nostra prima vera meta del viaggio australiano.
C’è subito da dire che la comunità italiana in australia è fortissima; ce ne siamo accorti subito quando Renato (l’amico di famiglia) ci ha portati al motel, quando Mario ci ha accolti gentilissimamente e consigliati su dove andare e cosa mangiare, e quando abbiamo visitato la mitica Fraternity, ovvero il club degli italoaustraliani di Wolly (o meglio Fairy Meadow).
La visita al club è valsa l’intero viaggio, quando entrando siamo stati accolti da una massa di gente stipata nel vedere la partita di calcio Iraq - Australia (3-1 risultato finale), la partita di rugby, a giocare alle slot machine, a mangiare e ballare, a bere al bar. E poi i bimbi a ballare nella sala a loro dedicata, la funzione sacra celebrata al piano di sopra.
Una delle immagini che più mi resterà nella mente di quella serata, oltre a Roberto che vince 30 dollari giocandone 3 non suoi, sarà sicuramente Renato, in compagnia mia e di Milao&Jajao, che seduto ad un divano e sorseggiando un amaro Averna, ci racconta del suo viaggio verso l’Australia circa 50 anni fa, del primo periodo difficile da lavoratore, con le lacrime agli occhi. Un misto tra un padrino australiano, ed un film anni 50… Bellissimo. Come buonissimo la lemonsquash che stavamo bevendo, argomento che vale sicuramente un post dedicato.
Ecco perchè dicevo una terra così diversa dalla nostra, dalle cose incredibili che ho visto e che vi racconterò nei prossimi post, ma anche così uguale a noi; essere accolti da italiani, che si sono fatti coraggio uno con l’altro nel momento di maggiore difficoltà, ovvero un viaggio di 30 giorni in nave per una terra sconosciuta, e che riservava chissà quali sorprese, rivelano quale straordinario popolo noi originariamente eravamo, e chissà se mai siamo ancora oppure mal conquistati da una mentalità americano-individualista…

02.07.07 Anche gli aborigeni si mettono in mezzo

Mancavano soltanto che tutti gli aborigeni dell’Australia si mettessero in mezzo, per provare a disturbare il nostro viaggione nella terra dei canguri.
E’ notizia di questi giorni:

“The traditional owners of Ayers Rock threatened Tuesday to ban tourists from climbing Australia’s iconic monolith in response to a government plan to combat child abuse in the Outback.Aborigines say the plan is heavy-handed and accuse the government of trying to use it to roll back indigenous land rights.” [ABC News]

Ayer’s Rock, o per meglio dire Uluru (nella lingua aborigena), sarà una delle nostre mete, prevista dal 20 al 22 lugio, quindi è meglio che questi cari abbbborigeni, proprietari tra l’altro del parco che contiene il monolite, non si incazzino troppo e ci lascino girare un pò liberamente. Anche perchè, con tutta sincerità, non penso sia nostra intenzione proprio scalare il sasso più grande del mondo, ma farci “solo” un giretto attorno…. Speriamo bene!

30.06.07 Lavori in corso

Continuano gli aggiornamenti sui preparativi per il grande viaggio.
Oggi si è approfondita una notizia, ovvero che nei giorni caldi in cui saremo a Sydney ci saranno lavori sulla tratta che conduce a Wollongong (di cui vi parleremo nei prossimi post) e quindi bisognerà prendere l’autobus invece che il treno.
La domanda più importante è, quando arriveremo dopo 26 ore di viaggio a Sydney, ovvero alle 18.50 ora locale, riusciremo a compiere l’ultimo viaggio verso la destinazione Corrimal, oppure dovremmo dormire in stazione dei treni?
La risposta sembrerebbe essere positiva, ci dovrebbero essere svariati bus fino alla mezzanotte… Speriamo…