Dopo le due nottate nella capitale australiana, per non dire la cattedrale nel deserto d’australia (anche se poi il deserto vero l’abbiamo visto), partiamo di buona mattina per Melbourne, la seconda metropoli dello stato.
Volo di nemmeno un’ora con la Virgin Blue, che ci siamo accorti fa un casting speciale per hostess e stuart vista la bella presenza, ed atterriamo all’aeroporto di Tullamarine, dove con il taxi raggiungiamo il nostro appartamento.
Si, perchè stavolta abbiamo optato per un appartamentino, con due stanze cucina salotto e bagno, così da poterci lavare anche i vestiti con la lavatrice, ed asciugarli in lavasciuga.
Da notare la posizione, nella zona nuova della città: di fronte a noi le due torri dell’IBM e dell’Herald Sun, mentre vicinissimo il grattacielo residenziale più alto dell’emisfero sud, l’Eureka Tower.
Notiamo subito una sensibile differenza tra Melborne e Sydney; mentre la seconda è molto easy, simbolo dei surfisti, la prima è più seria, più “europea” se vogliamo, con qualche accenno addirittura di monumenti antichi.
Qui si vede maggiormente l’influenza degli inglesi, e la colonizzazione, anche per via dei nomi e dei molti pub sparsi per la città; sicuramente non potremmo dimenticare il Jay Jay, vicino all’albergo, dove una sera abbiamo potuto assaporare delizie, più o meno fritte.
Peccato per il tempo, bruttarello e freschetto, ma la città è bellissima; bello l’Art Center, dove la nostra Jajao ha potuto far brillare gli occhi davanti a teatri e sale concerto. Immenso il (per non farcelo mancare) centro commerciale del centro, con addirittura una piccola torre di una vecchia fabbrica di scarpe, inglobata in un’immenso cono di vetro (http://www.melbournecentral.com.au/). Troppo pieno di cianfrusaglie il Paddy’s Market, ovvero l’immenso mercatino di cinesi ed affini con tutte le troiate che possiate immaginare. Comunque la città, piena anch’essa di torri, mi resterà nel cuore, anche per i nostri nuovi ritmi rilassati dopo il frenetico inizio australiano.
Da raccontare però una delle perle di quei giorni, ovvero la gita ai 12 apostoli.
Decidiamo di prenotare un tour in pullmino verso una delle meraviglie naturali australiane, ovvero i 12 apostoli; degli enormi faraglioni sulla costa sud, modellati dal vento antartico del sud.
Il nostro autista (e dei cari nostri amici malcapitati anch’essi assieme a noi) è Peter, un nome una leggenda; il caro autista nei 200 km di strada che ci dividevano dalla meta sulla costa, ha messo a dura prova i nostri stomaci più e più volte.
In pratica ci ha insegnato che per fare le curve non bisogna frenare o rallentare, ma bensì accelerare! Un’altra lezione molto importante, che ci ha fatto apprendere, è che se è presente un limite bisogna rispettarlo, qualunque esso sia; questo vuol dire che se per la strada per Brentonico il sindaco mette i 120km/h, beh in quel caso E’ NECESSARIO fare quella velocità, perchè è consentito! Perchè andare più piano senza rischiare di uscire dalle curve, soprattutto in discesa?
Ecco, provate ad immaginare la gardesana per Limone (o per Malcesine è indifferente) fatta costantemente ad una velocità che variava tra i 90 ed i 110km/h, anche in curva; moltiplicatela la distanza Riva-Limone per 10 ed eccovi rappresentata la nostra avventura.
Le cose che abbiamo visto sono state stupende, incredibili; le bellezze naturali qualcosa di indescrivibile, anche in questo blog. Ma descrivibilissimo è sicuramente il nostro pranzo, in un posto sperduto del tragitto dopo la rain forest, dove il caro Peter ci ha concesso 30 (non un minuto in più, meglio qualcuno in meno) per rifocillarci e partire di corsa, sgommando sulle curve (e mettendo a dura prova i nostri stomaci, Milao in primis).
Però i pappagalli sulle mani che becchettavano il mangime, i koala dormiglioni sugli alberi, il vento gelido intanto che guardavamo i 12 apostoli e le costiere australiane del sud, e Torquay, la città dei surfisti… Beh, valevano sicuramente i brividi della guida, le sgommate sulle curve, ed il leggero dondolio mio e di Jajao per attenuare almeno un poco gli effetti dell’autista spericolato…. 400 km, dopo i quali probabilmente eravamo più verdi in volto, ma gonfi di immagini mozzafiato da custodire nel cuore.
….prossima destinazione Ayer’s Rock!