Per onestà intellettuale devo subito precisare che lo stimolo per scrivere questo mio intervento mi è venuto dal recente spot di un’automobile; con altrettanta onestà devo anche dire che quello che sto per scrivere balena nella mia mente da molto tempo, e con quello spot ho avuto lo stimolo di mettere giù i miei pensieri in frasi di senso semi-compiuto.
Insomma, l’idea di base è: perché basare tutta la nostra vita su degli asterischi*?
Nuova auto: da 10000 euro* chiavi in mano
Ah che bello, costa poco quest’auto nuova! Si, ma vatti a leggere quell’asterisco in basso, che ti praticherà un bel rincaro di 2000 euro come minimo…
Film in DVD prima visione: solo euro 12,90*!
*vendita abbinabile solo con la rivista, costo 3 euro…
Provate a pensarci, oramai qualunque cosa vediamo, qualunque pubblicità ci passi davanti, un * salta fuori, in un modo o nell’altro…
Allora mi sono chiesto, ma in conclusione non è che la nostra vita sia in bilico su un asterisco?
Vai a lavorare? Contratto determinato, stipendio 300 euro* al mese (* dai quali scalare 50 euro per l’assicurazione). Lavori con noi* (* si, ma tra 3 mesi te ne torni a casa).
Nei rapporti d’amicizia? Quanto siamo amici* (* sperando di trovare qualcun altro il prima possibile). Sto proprio bene in questo gruppo* (*si ma appena mi trovo una morosa addio a tutti)
Tutto è precario, i rapporti per definizione sono precari, la vita in se è precaria… ma perché banalizzare tutto in un asterisco? Perché non riusciamo a creare qualcosa di solido, che oltrepassi la concezione di un mero carattere tipografico? È triste metterla giù così, lo capisco, ma in fondo pensateci un po’, rifletteteci su… in tutti i rapporti ci si crea il più delle volte una via d’uscita, una fessura dalla quale scappare… nei rari casi in cui l’amicizia è profondamente vera, forse scompare il grande *, ma uno piccolo piccolo, di salvataggio, resta indelebilmente nella testa, magari nascosto in reconditi cassetti mentali. Ma resta, pronto all’uso.
Ed ecco il punto cruciale, quello a cui volevo arrivare: i rapporti sentimentali.
Ti Amo* (*se anche tu ami me)
Ti Amo* (*ma non tradirmi, altrimenti non ti amo più)
Ti Amo* (*ma comportati come voglio io)
Ti Amo* (*almeno per un mese)
Ti Amo* (*ma lasciami guardare la partita)
Almeno in questo caso c’è la parola “amore”, che anche se con asterisco qualche significato pure lo ha nel momento in cui è detta… ma se la frase diventasse
Sto bene con te* (*ma lasciami in pace quando non sono con te)
Sto bene con te* (*intanto che non trovo qualcun’altro)
Sto bene con te* (*ma non voglio implicazioni di nessun genere)
Ecco, in questo caso le cose si complicano: ma se tu stai bene con me, perché non può crearsi qualcosa di diverso, di più profondo del semplice vedersi? Perché non posso usare parole dolci, perché non posso trattarti come vorrei trattarti? E perché accetti la situazione, quando sai la disparità di sentimenti che ci sono in campo? Oppure anche tu provi le stesse cose, ma hai paura a dirlo?
Una vita d’asterischi, una vita di clausole, una vita di contratti con le scappatoie pronte, una vita d’incerte certezze.
Certezze create ad hoc, incertezze create a tavolino.
Forse inutili elucubrazioni mentali, ma la mia mente è fatta così, sarà malata, sarà bizzarra… ma sarà con o senza asterischi?
*c’è un senso in quello che ho scritto?