Già andati, già pure ritornati.
È stato il viaggio nel freddo Nord, nella capitale della Scandinavia: Stoccolma.
Partiti giovedì dall’aeroporto di Bergamo con una mezz’ora di ritardo, siamo inspiegabilmente arrivati quasi in anticipo a Skavsta, 100 km da Stoccolma. Come sarà mai possibile nessuno se lo sa spiegare, forse quel macellaio di pilota ha preso una scorciatoia. Per poi sfogarsi nel momento dell’atterraggio.
Dopo un taxi a prezzo onesto, arriviamo al nostro fantastico hotel, nella parte sud dell’isola di Sodermalm. Ad accoglierci, una facciata illuminata con colori diversi, con dal lato opposto della strada un’insegna che è tutto un programma: H&M.
All’interno un immenso spazio di puro design, e la prima sorpresa: io e Tinelli, per mancanza di altre camere, abbiamo ottenuto una camera di livello superiore. Evvai! Il viaggio è iniziato bene.
Venerdì a girare per il centro storico, situato nella piccola isola di Gamla Stam (si pronuncia gamla stoon), che ospita il triste palazzo reale e la triste cattedrale. Ma in compenso l’isola è bellissima, le viuzze caratteristiche ed i negozi ancora più belli. Straordinario il locale nel quale abbiamo pranzato. Pomeriggio nella parte nuova della città, dal sapore lontanamente sovietico, che ospita un’innumerevole quantità di negozi di tutti i generi, tra cui un centinaio di h&m, da far venire la nausea.
Serata in un bel ristorantino a SOFO (la soho di Stoccolma), a mangiare pesce (da ricordare gli antipasti di aringa e salmone).
La mattina del sabato diluviava a dirotto, quindi siamo montati su di un taxi che ci ha portato, dopo qualche spiegazione, al museo d’architettura e d’arte moderna, in un’isola davanti al centro storico. Pranzo nel bar del museo, e pomeriggio a passeggiare tra le isole del centro.
Serata nell’elegantissimo ristorante dell’albergo, dedicato a Greta Garbo, natia proprio di quella zona della città.
Domenica all’insegna della gita col battello tra le isole, e pomeriggio per gli ultimi acquisti prima di ripartire, con un altro macellaio di pilota, per il ritorno.
Questo la cronistoria del viaggio, ora le impressioni.
Penso che gli svedesi siano un popolo straordinario, con una cultura che è sinceramente molto più evoluta rispetto la nostra; questo è dimostrato dalla gente che si vede per strada, per lo più mite e calma, dai giovani papà a spasso con i passeggini, dalle commesse e commessi accomodanti che non danno mai fretta. Dalla gentilezza delle persone a cui si chiede informazioni.
Si nota che i soldi vengono spesi bene; i locali sono tutti bellissimi, in ordine e sempre con un gusto personale; le strade pulite, gli automobilisti per lo più disciplinati.
È incredibile vedere questi negozi che ospitano al loro interno un bar (impensabile da noi per mille norme contro l’igiene), il tempo che si può avere all’interno di un locale per rilassarsi e leggere. Siamo stati in un bar all’interno di un negozio di oggetti per la casa, ed in un altro all’interno di una gioielleria. Qui ci sono problemi ad aprire un bar all’interno di una libreria.
Un museo d’arte moderna a cui il mart di rovereto farebbe un baffo. Ma non per le opere, per la struttura o che so io. Per il modo in cui è vissuto. Perché appena entrati si trova un bar nella hall aperto al pubblico, bellissimo, perché i corridoi sono cosparsi di divani per rilassarsi e fermarsi a leggere i libri lì appoggiati. Perché ha un enorme e bellissimo ristorante affacciato sull’arcipelago, e non una fredda mensa all’esterno come a rovereto. Perché ha un bar, tranquillo e ricercato, nel quale con dieci euro si può mangiare un piatto con 5 tipi di pesce, ed altro ancora.
I ristoranti non ti fanno pagare l’acqua che bevi, perché è gentilmente offerta dal sindaco. Anzi, mettono delle brocche piene accessibili da tutti. Quindi non devi pagare per ogni bicchiere d’acqua che bevi, o per una bottiglia di acqua naturale, che alla fine probabilmente è della spina.
Il nostro albergo poi era praticamente un museo del design, con un bar all’ingresso affacciato sulla strada, un corridoio enorme ed in salita, accompagnato da poltroncine stilosissime e una cascata d’acqua sulla parete. Un luonge bar al secondo piano, il piano della nostra splendida camera, con cosparsi in ogni angolo oggetti moderni ricercati, poltrone divani e quant’altro. Con una colazione da nababbi, ed una piscina al penultimo piano accessibile da tutti. Oddio, sembra quasi pubblicità, ma non posso essere altro che entusiasta.
Devo essere solo positivo quindi. Un luogo splendido, con gente splendida (sia per i comportamenti che per l’aspetto).
Devo tornarci assolutamente (e non lo dico per tutti i posti che vedo, fin’ora questa frase la meritava solo Londra). Sarebbe bello anche viverci per un po’di tempo, ma non corriamo troppo.
VIVA LE ALCI (non le renne!!!! Che gaffes, sulle cartoline ho scritto a tutti che è il paese delle renne)