30.10.2005 Qualcuno mi legge! (e magari pure mi sta leggendo in questo momento)

Io non sono una persona che legge molto. O meglio, non leggo niente che abbia a che fare con la letteratura di qualunque tipo, ma solo con il giornalismo, meglio se politico. Me ne vergogno. Riesco benissimo a perdermi in libri politici, anche difficili, ma di classici nemmeno l’ombra.
E quindi, leggendo poco di certi argomenti, probabilmente faccio fatica a comprendere tante cose. E molto probabilmente faccio degli sbagli imperdonabili su quello che dico o scrivo, non potendo utilizzare qualche bella nozione filosofica/letteraria già studiata o sperimentata da altri.
Per questo quindi mi meraviglio che qualcuno legga queste parole buttate al vento. L’invito per quello era chiaro (Leggetemi), qualcuno l’ha colto. Incredibile.

Giornata fiacca quella di oggi, niente da raccontare.

Mi spiace sbagliare, non me ne accorgo. O meglio, non me ne accorgo perché non sento di essere in errore, e forse questo è ancora peggio.

Mi piacerebbe possedere una bella macchina asfaltatrice, in modo di appianare tutte le strade dissestate che sciaguratamente percorro. Ma non la posseggo, più probabilmente ho un motocoltivatore tra le mani, che rende le strade ancora più dissestate di quanto dovrebbero essere.

Un pensiero allegro per chiudere.
Uno studio ha scoperto che in media si passano 16 ore nella propria vita in orgasmi. E circa 2 settimane in preliminari. E non ricordo quanti mesi a lavare e stirare.
Ecco cosa ha detto Luciana Litizzetto collegandosi a questo.
L’orgasmo è uno stato simile alla botta forte che si può prendere contro il muro intanto che si dorme, o quando si sbatte forte il gomito contro uno spigolo. Quei 5 secondi in cui non capisci più niente. Ma quando l’orgasmo non c’è? (perché succede spesso anche quello) Ecco, in quel caso è come quando stai per aprire una lattina di Coca Cola, ma ti rimane la linguetta in mano senza che si apra.

your ads here (468x60) - after 1st post.

29.10.2005 Castagnerie

Bella questa parola, non è italiana, potrebbe essere scambiata come francese, tipo bidet (o bideaux secondo qualcuno). Potrebbe indicare un luogo dove vengono cotte e mangiate le castagne. Non penso che esisti un termine che indichi questo in italiano, quindi lo conio seduta stante.
Insomma, capiamoci, oggi giornata di castagne, gentilmente offerte in quel di Campregheri. Ci siamo ritrovati come gruppo, con qualche aggiunta, peccato il finale.
Sinceramente non riesco molto bene a capire quale sia il reale motivo di tale reazione; capisco perfettamente che il sapere di qualcuno che ti ha frugato nella borsa e letto qualcosa che non avrebbe dovuto leggere (anche se sono sicuro non abbia letto nulla) possa irritare e dare fastidio. A me ne darebbe molto. Solo che non arrivo a capire il perché di una reazione così forte, segnata dalle lacrime; deve esserci qualcosa di più che una semplice seccatura, e posso ipotizzare anche che non c’entri del tutto la situazione di oggi. Secondo me è presente qualcosa di più profondo, e spero che la diretta interessata ne abbia voglia di parlare il prima possibile. Sappi che io sono sempre qua, non mi sono mosso, sono sempre io e, lo sai, sempre pronto ad ascoltare e a dare qualche parola buona se ce la faccio.

Detto questo, da una persona triste per motivi che dovrò capire più seriamente, altre più felici. Una in partenza, tanti auguri, altre alle prese con nuovi lavori, altre ancora appena laureate e nel momento di prendere importanti decisioni.
Parlando di me, devo dire che mi trovo in un momento di serenità quasi strana, non ho da lamentarmi per quello che non accade, e nemmeno per quello che accade. Tutto sta filando nel migliore dei modi, senza che mi accorga di cose strane che potrebbero accadere alle mie spalle.
*******

Tornati dai freddi baltici, ora siamo entrati nel clima per pensare a mete più calde, almeno apparentemente. Io sono molto d’accordo in questa trasferta, solo non so quando veramente sarò libero di unirmi all’avventura/spedizione. Continuo a dire che la lista degli esami non è stata ancora pubblicata, è la verità basta guardare il sito della facoltà, speriamo che questa settimana venga resa pubblica. Il primo comunque è sicuramente il 28 novembre.
E poi sto già iniziando a pensare ad una trasferta nella città che adoro, voglio tornarci nella prossima primavera, magari coinvolgendo alcune persone viste oggi. Chissà!

Spero tanto che tutto si sistemi, con tutti e tra tutti. Io non ho niente contro nessuno, ripeto mi trovo in un momento di assoluta serenità! Perché sprecare il poco tempo che abbiamo per vivere solo a coltivare rancore verso gli altri.

Consiglio musicale della settimana, il nuovo singolo di Madonna – Hung Up

25.10.2005 Ritorno dal paese delle Alci

Già andati, già pure ritornati.
È stato il viaggio nel freddo Nord, nella capitale della Scandinavia: Stoccolma.

Partiti giovedì dall’aeroporto di Bergamo con una mezz’ora di ritardo, siamo inspiegabilmente arrivati quasi in anticipo a Skavsta, 100 km da Stoccolma. Come sarà mai possibile nessuno se lo sa spiegare, forse quel macellaio di pilota ha preso una scorciatoia. Per poi sfogarsi nel momento dell’atterraggio.
Dopo un taxi a prezzo onesto, arriviamo al nostro fantastico hotel, nella parte sud dell’isola di Sodermalm. Ad accoglierci, una facciata illuminata con colori diversi, con dal lato opposto della strada un’insegna che è tutto un programma: H&M.
All’interno un immenso spazio di puro design, e la prima sorpresa: io e Tinelli, per mancanza di altre camere, abbiamo ottenuto una camera di livello superiore. Evvai! Il viaggio è iniziato bene.

Venerdì a girare per il centro storico, situato nella piccola isola di Gamla Stam (si pronuncia gamla stoon), che ospita il triste palazzo reale e la triste cattedrale. Ma in compenso l’isola è bellissima, le viuzze caratteristiche ed i negozi ancora più belli. Straordinario il locale nel quale abbiamo pranzato. Pomeriggio nella parte nuova della città, dal sapore lontanamente sovietico, che ospita un’innumerevole quantità di negozi di tutti i generi, tra cui un centinaio di h&m, da far venire la nausea.
Serata in un bel ristorantino a SOFO (la soho di Stoccolma), a mangiare pesce (da ricordare gli antipasti di aringa e salmone).

La mattina del sabato diluviava a dirotto, quindi siamo montati su di un taxi che ci ha portato, dopo qualche spiegazione, al museo d’architettura e d’arte moderna, in un’isola davanti al centro storico. Pranzo nel bar del museo, e pomeriggio a passeggiare tra le isole del centro.
Serata nell’elegantissimo ristorante dell’albergo, dedicato a Greta Garbo, natia proprio di quella zona della città.

Domenica all’insegna della gita col battello tra le isole, e pomeriggio per gli ultimi acquisti prima di ripartire, con un altro macellaio di pilota, per il ritorno.

Questo la cronistoria del viaggio, ora le impressioni.

Penso che gli svedesi siano un popolo straordinario, con una cultura che è sinceramente molto più evoluta rispetto la nostra; questo è dimostrato dalla gente che si vede per strada, per lo più mite e calma, dai giovani papà a spasso con i passeggini, dalle commesse e commessi accomodanti che non danno mai fretta. Dalla gentilezza delle persone a cui si chiede informazioni.
Si nota che i soldi vengono spesi bene; i locali sono tutti bellissimi, in ordine e sempre con un gusto personale; le strade pulite, gli automobilisti per lo più disciplinati.
È incredibile vedere questi negozi che ospitano al loro interno un bar (impensabile da noi per mille norme contro l’igiene), il tempo che si può avere all’interno di un locale per rilassarsi e leggere. Siamo stati in un bar all’interno di un negozio di oggetti per la casa, ed in un altro all’interno di una gioielleria. Qui ci sono problemi ad aprire un bar all’interno di una libreria.
Un museo d’arte moderna a cui il mart di rovereto farebbe un baffo. Ma non per le opere, per la struttura o che so io. Per il modo in cui è vissuto. Perché appena entrati si trova un bar nella hall aperto al pubblico, bellissimo, perché i corridoi sono cosparsi di divani per rilassarsi e fermarsi a leggere i libri lì appoggiati. Perché ha un enorme e bellissimo ristorante affacciato sull’arcipelago, e non una fredda mensa all’esterno come a rovereto. Perché ha un bar, tranquillo e ricercato, nel quale con dieci euro si può mangiare un piatto con 5 tipi di pesce, ed altro ancora.
I ristoranti non ti fanno pagare l’acqua che bevi, perché è gentilmente offerta dal sindaco. Anzi, mettono delle brocche piene accessibili da tutti. Quindi non devi pagare per ogni bicchiere d’acqua che bevi, o per una bottiglia di acqua naturale, che alla fine probabilmente è della spina.
Il nostro albergo poi era praticamente un museo del design, con un bar all’ingresso affacciato sulla strada, un corridoio enorme ed in salita, accompagnato da poltroncine stilosissime e una cascata d’acqua sulla parete. Un luonge bar al secondo piano, il piano della nostra splendida camera, con cosparsi in ogni angolo oggetti moderni ricercati, poltrone divani e quant’altro. Con una colazione da nababbi, ed una piscina al penultimo piano accessibile da tutti. Oddio, sembra quasi pubblicità, ma non posso essere altro che entusiasta.

Devo essere solo positivo quindi. Un luogo splendido, con gente splendida (sia per i comportamenti che per l’aspetto).
Devo tornarci assolutamente (e non lo dico per tutti i posti che vedo, fin’ora questa frase la meritava solo Londra). Sarebbe bello anche viverci per un po’di tempo, ma non corriamo troppo.

VIVA LE ALCI (non le renne!!!! Che gaffes, sulle cartoline ho scritto a tutti che è il paese delle renne)

15.10.05 L’inaugurazione del Blog di Villanet

Benvenuti a tutti, la sezione leggetemi da oggi ha acquistato un aspetto (forse) più civile, consentendovi di lasciarmi anche le vostre impressioni su quello che scrivo. Un pò conformista in questo periodo, ma sicuramente più accessibile per tutti, più efficiente e con un senso, perchè così (se ne avrete voglia) potrete farmi sapere le vostre impressioni. Ed in questo modo resteranno a tutti.

Inizia questa nuova avventura, speriamo bene!

11.10.05 Una (possibile) soluzione del gioco dei SE

Che bello ieri sera, ci siamo trovati assieme ed è stata una serata tranquilla, divertente, tra persone che (credo) si apprezzino e stimino a vicenda. Si è parlato delle solite scemate, ma alla fine, quando si era solo in tre, si è parlato anche di cose semi-serie, tendenti al serio.
Mi sono soprattutto stupito di sentire finalmente un pò di tranquillità su di un certo argomento, si sto parlando di te se stai leggendo, del quale tra l’altro si ha, da un bel pò di tempo, la mia benedizione. Ma insomma, ripeto, non riesco a vedere la situazione, anche se mi farebbe piacere che si potesse avverare. Perchè riguarda una delle persone che stimo di più in assoluto, e spero questa l’abbia capito oramai.

Tornano a casa poi, mi sono posto una domanda abbastanza semplice: ma veramente sarei disposto a rinunciare a tutto questo?
Rinunciare a certe care persone che ho incontrato in questo tragitto, a situazioni (anche negative, perchè no) avventure ed esperienze?
Veramente saprei rinunciare ad una persona che, anche se ultimamente non vedo spesso ma sento sempre vicina a me, è stata (ed è) importantissima per me? E se stai leggendo, destinatario della benedizione, questa frase riguardava ancora te.
Oppure saprei rinunciare a tutte le conoscenze che mi hanno fatto conoscere le persone che ora sento tanto vicine a me?
Tutto per un titolo di studio differente da quello che ho tra le mani adesso? Mah, ripeto, la risposta è difficile.
Però una (possibile) risposta è sicuramente No, non potrei rinunciarci.
Riprendendo quello che avevo scritto prima, non sarei più me stesso, è inutile. Ed in fondo, un pò narciso lo sono pure io, quindi quello che sono in questo momento piace anche a me, riquindi…

Una settimana al viaggio in terre fredde e straniere… Tema del viaggio inevitabilmente un’immersione nel design. Albergo di design, città del design, negozi di design e delle tendenze… senza far nomi. Sperando che vada tutto bene, che si vada tutti d’accordo, che fili tutto liscio in un’onda di spensieratezza e divertimento.
Questo mio spazio, che annuncio sta per assumere l’aspetto di un blog, più comodo da gestire per me, e più interattivo anche per chi lo legge (mi accorgo che non mi dispiacerebbe avere qualche pensiero di risposta che rimanga qui, visto che spesso ne ho molti dal vivo), però mai diventerà un nonsochè di sussidiario o manualetto che voglia insegnare chissà che a chi lo legge. Resterà sempre quello che è, un insieme di pensieri sfuggenti e pazzoidi di un’ancora più pazzoide persona.

Consiglio musicale della settimana: Franz Ferdinand - What do you want? e Depeche Mode - Precious

03.10.05 Il gioco dei SE (Marte’s Copyright)

Ieri ho scoperto che anche Marte ha un blog (da molto come ho capito), e l’ultimo ispirato ed ispirante intervento mi ha invogliato a riflettere su di un giochetto: il gioco dei Se.
Come dice lui “Il gioco dei SE é un gioco molto pericoloso. Lo facciamo fin da bambini, ed in realtà lo fa ogni essere umano, almeno una volta nella vita, quando si chiede e SE avessi fatto così, che cosa sarebbe successo?”. E’ vero, ed è una giornata che ci sto pensando. Sono scettico dell’esistenza di un mondo parallelo che fa da contrappeso alle nostre scelte, ma vorrei provare a fare delle piccole domande, e cercare delle risposte.
Se non avessi fatto informatica? Sicuramente mi sarei iscritto alle geometri, e poi architettura (non saprei nemmeno ora se specializzazione in esterni o in interni), però sicuramente quell’indirizzo… Radicalmente diverso da quello che ho e sto facendo ora! E se potessi tornare indietro rifarrei le stesse scelte scolastiche? Se dovessi rispondere d’istinto direi assulutamente no. Però, se mi metto a pensare alle implicazioni che potrebbero seguire da questa scelta, diventa molto più complicato rispondere. Perchè se non avessi frequentato le iti non avrei conosciuto determinate persone, che me ne hanno fatte conoscere altre e via di seguito. Non avrei sicuramente frequentato la facoltà di Scienze, e forse nemmeno un’università a Trento. E di conseguenza non avrei conosciuto tante care persone nel mio percorso. Giustamente, non sarei chi sono ora. Chissà cosa/chi sarei… Un’estroso artista? Un’immobile ingegnere? Un pazzo visionario? Bella domanda.
Apparte la mia carriera scolastica, che sarebbe ovviamente radicalmente cambiata, le conseguenze inevitalmente avrebbero condizionato la mia personalità; se non avessi conosciuto determinate persone ora sarei quello che sono? Probabilmente no, chissà se drasticamente in opposto a quello che sono oppure sguaiatamente più di quello che sono adesso. Magari, chissà, potrei essere addirittura fidanzato o magari spostato!Mah…
Comunque è certo, se dovessi pensare solo ed esclusivamente alle mie passioni non rifarei le scelte scolastiche che ho fatto… L’informatica in sè per me non è una passione, non lo è mai stata, la mia scelta è derivata semplicemente da una riflessione sulle opportunità di lavoro future. In quegli anni però non avevo una vera e propria passione, quindi la scelta non è stata dolorosa, ma semplicemente obbligata. Ora ho la consapevolezza dei miei veri interessi, molto lontani da quello che ho studiato fino ad un anno fa… Perchè non pensare ad un sistema scolastico superiore che parta a venti-ventidue anni, quando una persona veramente si può rendere conto degli interessi che nutre? Lo so, è un’affermazione quanto meno utopica, però rendiamoci conto, chi ha studiato quello che veramente ritiene una propria passione? Opportunismo, convenienza forse, ma dire passione è una definizione rischiosa. Ed invece, con la nuova riforma scolastica un ragazzo dovrebbe scegliere il proprio futuro ancora prima, con una separazione netta tra studi professionali o teorici (scusate la divagazione politica)

Domanda complicata questa, e risposte ancora più complicate… Non credendo che esista un destino che giustifichi quello che ci accade, e tantomeno un Dio onnipotente che controlli gli eventi che accadono (ed in questo mi trovo profondamente in constrasto con il blog di Marte), penso che quello che sono ora derivi semplicemente (più o meno) dalle scelte che ho fatto. Apparte ovviamente circostanze esterne che non possono dipendere da me ma da altre persone. E quindi questo mi dovrebbe portare ad affermare che se non avessi fatto le scelte che ho fatto oggi sicuramente non conoscerei le persone che conosco, non avrei fatto le esperienze che ho (forse non) fatto, e ripetendomi non sarei la persona che sono.
E quindi, sarei pronto a rinunciare a tutto questo per avere fatto la scelta che in questo momento reputo adatta ai miei interessi ed alla mia vera passione?
Sinceramente, in questo momento, a questa domanda, non saprei dare una risposta, è troppo difficile …

E se… meglio non chiederselo.