Prima parte di quella che definirei una saga, cioè l’autoanalisi dei miei difetti. Il masochismo con questa serie di interventi raggiungerà l’inverosimile e l’insperato, ma lo scopo di questo spazio è proprio quello di analizzare i miei squilibri mentali cercando (vanamente) delle soluzioni accettabili.
Partiamo quindi con il primo capitolo della saga, che penso assomigli più a guerre stellari anziché a signori degli anelli (6/9 episodi contro 3): oggi parliamo di Invidia.
Onestamente questo è uno dei miei principali difetti, devo ammetterlo, però devo anche utilizzare qualche riga per potere esprimere fino in fondo come si sviluppa questa mia brutta abitudine.
L’invidia è una delle caratteristiche dell’uomo, non mi serve avere letto tanti libri di filosofia o psicologia per capirlo, è una cosa normalissima. Ma (lo so mai iniziare una frase con un ma) in me si manifesta in una forma molto particolare. Non provo nessun senso di gelosia materiale verso chiunque, ma la mia è più un’invidia immateriale, di emozioni e sentimenti.
Mi spiego meglio; non guardo mai ai conti correnti, ai portafogli, alle carte di credito, come non ho nessun problema in fatto di voti all’università, non mi interessano gli averi ed i possedimenti, come le macchine o chissà cosa altro. Non ho nessuna ambizione di primeggiare in questi campi con chicchessia, di imitare qualcuno oppure non so che altro, ma al contrario penso a quello ho, come usarlo e quello che vorrei avere. Ma che io avrò, non che gli altri vedranno che avrò. Macchinoso discorso…
La mia invece è una invidia rispetto ai sentimenti e le esperienze che le altre persone hanno, e che invece io non ho. Ieri passeggiavo per il centro di Trento, con tranquillità come al solito, e mi guardavo attorno. E vedevo tutte queste coppiette per mano, chi più e chi meno, strette per il freddo. E li provavo molta gelosia. Ripeto, molta. E anche qui è necessario precisare però che non provavo quell’invidia cattiva, che mi fa sperare nella disgrazia altrui, al contrario desidererei avere anche io quello che vedo per strada. E che non ho. E che non ho mai avuto, o che ho avuto per qualche minuto in totale. E se inizio ancora una frase con “e” qualcuno mi ucciderà?
Quello mi manca tanto, lo ammetto, è il mio primo desiderio, il mio primo pensiero, magari siamo vicino a Natale ed un’anima buona mi ascolta… Magari quell’anima che era davanti a me sul treno l’altro giorno, e che mi ha distratto dalla mia visione che stava passeggiando nello stesso vagone proprio in quel momento. Quindi quest’anima buona è proprio buona!
Chi ha problemi di carie o il diabete salti una riga, grazie. Desidererei addormentarmi con una persona accanto, e magari ritrovarla la mattina dopo ancora lì accanto a me, anche se non proprio uguale a come era la sera prima.. Ma a chi importa? A me No. E mi piacerebbe potere parlare di questo fatto come sento tutti i giorni parlare i miei amici dall’università. O dire, dai andiamo a Londra, ma devo portare con me anche… come mi ha detto il mio socio l’altro giorno.
Ecco, i diabetici ora possono continuare a leggere se non sono caduti per disgrazia in coma glicemico… questo sicuramente è un mio difetto, il primo della lunga serie di difettopoli. Umano, s’intende, come spero tutti gli altri che via via snocciolerò nel futuro.
Mi piacerebbe sentire qualche parere al riguardo, ne sarei curioso. Ad esempio, chi mi conosce se n’è reso conto tanto o poco? Tutto rientra nella mia psicoanalisi blogghesca. Tanto per usare un neologismo tanto riportato ieri su tutti i giornali, come fosse l’invenzione del secolo!