25.11.2005 La maestra Quirina

Oggi ci sono stati i funerali della maestra Quirina. La mia prima, vera, maestra. Colei che ci ha raccolti alle elementari fino a portarci alla quinta.
A lei deve andare tutto il mio rispetto, il mio ricordo. Ci, mi, ha dato un modo per studiare, mi ha insegnato a scrivere! A leggere, a fare i conti…
La grammatica, odiata e ce la faceva odiare, la geografia da me tanto amata.
Per non dire i temi di italiano, “La mia domenica” il titolo più in voga, dove non sapevamo mai cosa scrivere, perché se la domenica eravamo restati a casa a non fare niente come era possibile riempire una paginetta e mezza dei famigerati quaderni delle città? E poi ovviamente i voti in calce, che se si parla di temi d’italiano andavano da “Benino” per passare da “benino - - “ e finire con “non è un granchè”. Con ovviamente sempre l’aggiunta di “scrivi meglio”.
Poi, quando avevo imparato a scrivere meglio, “disegna meglio”.
Ricordo la gita di maggio, da me saltata per ben 3 anni consecutivi. Quando arrivava il momento di fare il tema di italiano “la mia gita” io ovviamente non potevo inventarlo, così dovevo scrivere cosa avevo fatto quando gli altri erano in gita. Siccome ero rimasto a letto ammalato tutto il giorno era fisicamente impossibile riempire le paginette del quaderno, ed era certo il voto in calce. A scelta tra quelli appena citati.

Era molto severa, aveva i suoi difetti e le sue preferenze secolari come tutti, ma è stata forse la nostra fortuna, pensando poi ai periodi odierni con il menefreghismo rampante delle scuole d’oggi.

Ciao maestra!
Il tuo alunno dal 1987 al 1992.

your ads here (468x60) - after 1st post.

24.11.2005 Difettopoli – parte prima

Prima parte di quella che definirei una saga, cioè l’autoanalisi dei miei difetti. Il masochismo con questa serie di interventi raggiungerà l’inverosimile e l’insperato, ma lo scopo di questo spazio è proprio quello di analizzare i miei squilibri mentali cercando (vanamente) delle soluzioni accettabili.

Partiamo quindi con il primo capitolo della saga, che penso assomigli più a guerre stellari anziché a signori degli anelli (6/9 episodi contro 3): oggi parliamo di Invidia.
Onestamente questo è uno dei miei principali difetti, devo ammetterlo, però devo anche utilizzare qualche riga per potere esprimere fino in fondo come si sviluppa questa mia brutta abitudine.
L’invidia è una delle caratteristiche dell’uomo, non mi serve avere letto tanti libri di filosofia o psicologia per capirlo, è una cosa normalissima. Ma (lo so mai iniziare una frase con un ma) in me si manifesta in una forma molto particolare. Non provo nessun senso di gelosia materiale verso chiunque, ma la mia è più un’invidia immateriale, di emozioni e sentimenti.
Mi spiego meglio; non guardo mai ai conti correnti, ai portafogli, alle carte di credito, come non ho nessun problema in fatto di voti all’università, non mi interessano gli averi ed i possedimenti, come le macchine o chissà cosa altro. Non ho nessuna ambizione di primeggiare in questi campi con chicchessia, di imitare qualcuno oppure non so che altro, ma al contrario penso a quello ho, come usarlo e quello che vorrei avere. Ma che io avrò, non che gli altri vedranno che avrò. Macchinoso discorso…
La mia invece è una invidia rispetto ai sentimenti e le esperienze che le altre persone hanno, e che invece io non ho. Ieri passeggiavo per il centro di Trento, con tranquillità come al solito, e mi guardavo attorno. E vedevo tutte queste coppiette per mano, chi più e chi meno, strette per il freddo. E li provavo molta gelosia. Ripeto, molta. E anche qui è necessario precisare però che non provavo quell’invidia cattiva, che mi fa sperare nella disgrazia altrui, al contrario desidererei avere anche io quello che vedo per strada. E che non ho. E che non ho mai avuto, o che ho avuto per qualche minuto in totale. E se inizio ancora una frase con “e” qualcuno mi ucciderà?
Quello mi manca tanto, lo ammetto, è il mio primo desiderio, il mio primo pensiero, magari siamo vicino a Natale ed un’anima buona mi ascolta… Magari quell’anima che era davanti a me sul treno l’altro giorno, e che mi ha distratto dalla mia visione che stava passeggiando nello stesso vagone proprio in quel momento. Quindi quest’anima buona è proprio buona!
Chi ha problemi di carie o il diabete salti una riga, grazie. Desidererei addormentarmi con una persona accanto, e magari ritrovarla la mattina dopo ancora lì accanto a me, anche se non proprio uguale a come era la sera prima.. Ma a chi importa? A me No. E mi piacerebbe potere parlare di questo fatto come sento tutti i giorni parlare i miei amici dall’università. O dire, dai andiamo a Londra, ma devo portare con me anche… come mi ha detto il mio socio l’altro giorno.
Ecco, i diabetici ora possono continuare a leggere se non sono caduti per disgrazia in coma glicemico… questo sicuramente è un mio difetto, il primo della lunga serie di difettopoli. Umano, s’intende, come spero tutti gli altri che via via snocciolerò nel futuro.
Mi piacerebbe sentire qualche parere al riguardo, ne sarei curioso. Ad esempio, chi mi conosce se n’è reso conto tanto o poco? Tutto rientra nella mia psicoanalisi blogghesca. Tanto per usare un neologismo tanto riportato ieri su tutti i giornali, come fosse l’invenzione del secolo!

17.11.2005 Tra finzione e realtà

Non posso non dire due parole per quello che sta accadendo in questi ultimi giorni. Ieri secondo me si è vista in televisione una delle scene più tristi e sconfortanti degli ultimi tempi.
E’ iniziato il processo d’appello per il caso Cogne, la solita mamma disperata e colpevole su tutte le televisioni. Vespa che c’ha già fatto due porta a porta, tra cui quella di ieri sera mascherato da “Te lo dico in TV”, per parlare solo di Cogne.
Ma ieri, con l’inizio del processo, si è vista una scena raccapricciante: una fila lunghissima di persone fuori dal tribunale fin dalle prime ore della mattina per avere la possibilità di vedere la Franzoni durante il processo. Una star.
Non ci si rende conto che si sta parlando della vita reale, che tutto quello che è accaduto non è un reality show. Lei potrebbe essere la colpevole dell’assassinio di suo figlio, non è la protagonista del Grande Fratello.
Anche se i media oramai l’hanno fatta diventare questo, con un bombardamento continuo di interviste, dibattiti, analisi, opinioni e quant’altro su quel terribile avvenimento. Quello che si definisce il più corretto dei giornalisti a scavare nel torbido, ore e ore di trasmissioni, invece di parlare dei veri avvenimenti importanti che stanno accadendo nel mondo. Dalla guerra bluff alle periferie parigine. Dai problemi arabi ai problemi di casa nostra. Allo sfascio della nostra politica e della costituzione. Alla grande truffa di una riforma elettorale che potrebbe fare vincere chi ha perso… A un governo che sta inquinando i pozzi come in guerra per paura di perdere e rovinare le cose a chi verrà dopo.
Chiunque di noi, alla trecentesima replica televisiva del serial “delitto di Cogne”, con il rituale di Vespa che vespizza il plastico, lo psicologo bello Crepet psicanalizza il cervello della Franzoni, il criminologo che criminalizza, la signora Palombelli che palombellizza, ad un certo punto sente dentro di se un’enorme nausea. A furia di “tele Cogne” il ricordo del fatto reale si è stinto, scolorito, sbiancato come i panni lavati in centrifuga con il super detersivo degli spot.

No, tutto viene scambiato come un grande reality show, dove ogni cosa può essere spiattellata in pubblico, dove ogni evento, anche il più terribile come quello di Cogne, diventa merce per psicologi, stralunati opinionisti e specialisti della polemica.
Tutto nello stesso calderone, tutto mischiato in modo che la gente non riesca a distinguere tra quello che è finzione e quello che è realtà. Quasi non corresse alcuna differenza fra una donna condannata a trent’anni per aver massacrato il suo bambino e un qualsiasi divetto da reality show, Al Bano, la Lecciso, Lory Del Santo.
Ma il vero delitto è che tutto questo ha annichilito la capacità di provare emozioni delle persone.

Riposo dal blog… ma ci sono sempre!

E’ un pò che non scrivo su questo spazio, e me ne scuso con i miei fans (inesistenti). Probabilmente io sono l’unico fan di questo spazio.

Comunque, tra poco tornerò, solo che sono settimane abbastanza intense, ed appena tornato a casa alla sera ho voglia solo di buttarmi sul divano e rilassarmi davanti a qualcosa in tv, visto che trovo quasi tutti i giorni in questo autunno un programma che mi aggrada…

Ma non sono scomparso!!!

Consiglio musicale della settimana: Jamiroquai - Don’t give hate a chance