31.12.2005 Addio 2005

Finisce un altro anno, ne arriva uno nuovo. Ed è tradizione fare i bilanci e le promesse per il prossimo anno.
Noioso? Forse, però è inevitabile farlo. Chi non pensa però se quello che ha fatto era quello che si sarebbe promesso di fare, oppure meno, oppure più… Insomma, penso sia normale.
Ed anche io, come lo scorso anno, provo a fare un breve bilancio dell’anno passato, esprimendo alcuni desideri per quello che verrà.

Un anno fa ero pieno d’entusiasmo sia per i miei “successi” universitari, che per quelli che credevo successi in campo affettivo. L’entusiasmo per i primi era in fondo giustificato, e continua anche ora, mentre il secondo era totalmente infondato. Basta andare a leggere dopo il primo gennaio se in questo spazio è presente qualche pensiero per quella persona… penso proprio sia difficile trovarlo.
Ora, nello stesso periodo rispetto all’anno scorso, le cose un po’ sono cambiate; ho trovato nuove persone interessanti sul mio cammino che ero pessimista di trovare all’inizio della mia avventura da “economista”, mentre si sono inevitabilmente indeboliti i rapporti con altre.
Tutta la mia avventura da “economista” si è rivelata insperabilmente molto positiva, visto che mi sono adattato presto alla vera vita da universitario, e i risultati si sono visti … sedici esami in un anno solare non mi sarei mai sognato di darli mai nella mia vita.
Chi ha seguito un po’, anche distrattamente, questo mio spazio di riflessioni sa che non ci sono state novità, anzi molte disdette e considerazioni pessimistiche, per quanto riguarda la mia vita affettiva… un po’ una costante.
Ecco, una cosa che dovrei dire a proposito del mio nuovo spazio, che è cresciuto molto in questo anno con alcuni fans lettori; questo è uno spazio dove faccio riflessioni a voce alta che riguardano quasi sempre me. È uno spazio che io considero interessante per autoanalizzarmi, cercando di capire i miei comportamenti, i miei pensieri, e i miei difetti (vedi la grande saga in corso di difettopoli). Lo scopo di questo spazio quindi è un’analisi dei miei problemi, magari con l’aiuto dei commenti (novità) di chi viene e legge le stronzate che scrivo. Ma soprattutto è un aiuto per me, per capirmi meglio e cercare di rafforzare o distruggere le mie certezze.
Devo anche specificare, e c’è un post volto proprio a quello, che c’è stato un periodo in cui sputavo sentenze verso un po’ tutti, e quelle sentenze erano molto dirette. Quindi i destinatari di certi miei giudizi erano molto espliciti, anche se certe volte nascosti tra le righe per non fare riferimenti troppo azzardati.
Dopo quest’estate però, vedi post appunto dedicato, la direzione di questo spazio è notevolmente cambiata, senza avere allusioni a persone ma esclusivamente a me, oppure ad argomenti in generale. Ho compreso però che alcuni in certe parole capiscono quello che non devono capire, non faccio prediche da decifrare (questa è una frase diretta a tutti quelli che capiscono “bisi per fave”), beh tutti dico tutti devono capire che non mando frecciate gratuite a nessuno, se ho qualcosa da dire la dico apertamente e che si capisca.
Quindi discorsi contro il cattolicesimo non debbono essere intesi come discorsi contro i praticanti cattolici, o ancora meglio contro alcuni praticanti cattolici. Discorsi su feste non devono essere intesi come chi partecipa a quelle feste. La mia difettopoli deve essere intesa solo ed esclusivamente come autoanalisi di me stesso per capire, comprendermi e tentare di correggermi. Questo non è uno spazio di puro odio.

Ecco cosa vorrei che nel prossimo anno scomparisse; rancori nascosti e reconditi che tutti sembriamo coltivare. Farsi male l’uno con l’altro. Lo sparlare dietro le spalle. I sospetti. Tutte leggerezze (e per la seconda volta per chi non l’avesse capito ripeto che mi inserisco anche io in questa descrizione perché sto parlando in generale).
Vorrei eliminare l’ipocrisia, essere sinceri in fondo non è così male. Prendersi la responsabilità delle proprie azioni alla fine non è altro che vivere.
La vita in fondo è una sola, una ripeto, e quindi perché coltivare continuamente odio, rancore… Attriti inesistenti che però devono in un modo o nell’altro esserci. Prepotenze a cui assistiamo tutti i giorni, e che dobbiamo subire in continuazione. Perché non essere veramente “fratelli”, cristianamente come qualcuno direbbe, io invece lo intendo nel senso di compagni di vita; siamo al mondo, tutti insieme, perché non renderci reciprocamente più facili le cose?
Mi piacerebbe molto che scomparissero le incomprensioni, le mancanze di rispetto, le supposizioni, le frasi non dette, i sussurri alle orecchie (a meno che non siano dolci parole).
Ecco l’impegno per l’anno prossimo: non fomentare tutto questo con il mio comportamento. E se lo scrivo nero su bianco vuole dire che è un impegno vero, non di facciata. Sempre tornando al mio post estivo di riflessione sulla possibile chiusura di questo blog, avevo scritto di non sputare più sentenze e mi pare di avere agito proprio così per questi ultimi mesi.

Un ragionamento utopico, forse, però sincero. E per l’ennesima volta, anche se l’ho premesso più volte, sto parlando in generale.
Io, veramente, non ho nessun rancore verso nessuno. Veramente. E ne sono molto felice, a parte arrabbiature passeggere che ovviamente tutti hanno…

Ecco quindi io mio primo auspicio per l’anno che verrà: pace e serenità. Sembra una scemenza, retorica. Io lo intendo sia globalmente ma questo forse è troppo, ma soprattutto tra di noi, tra tutti. Noi appunto dovremmo dare il buon esempio, essere in pace con noi stessi e con gli altri. O almeno tentare.
Il mio obbiettivo è tentare ad esserlo… in questo modo spero, e mi pare che sono sulla buona strada, di essere in pace anche con gli altri. Perché altrimenti rovinarsi l’esistenza?

Auguri a tutti!

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28.12.2005 Questione di Spazi

Mi stupisco di quanto è fertile questo spazio negli ultimi giorni.. si, vabbè, forse è anche perché non ho altro da fare, visto che sono felicemente in vacanza. Mi sfogo quindi degli argomenti che avevo in mente di parlare da molto tempo, e che tento in questi miei interventi di indagare almeno sulla superficie.

La scorsa settimana ho partecipato con mia grande gioia al primo ballo universitario della storia dell’Università di Trento. Facoltà di Povo, la mia vecchia casa, le mie origini. Solo che la facoltà da qualche mese si è trasferita nel nuovo edificio progettato da un architetto giapponese, lo stesso che realizzerà il polo della facoltà di lettere in via Tommaso Gar a Trento, di fronte all’opera universitaria. Non ho sotto mano il nome scritto correttamente, quindi evito una gaffe gratuita e non lo nomino.
Ballo divertente, una bella festa direi; se presa nel modo giusto però, cioè sapendo che era una grande cazzata. Infatti io ero già nell’idea della festa-cazzata, ero preparato mentalmente e mi sono adattato alla cosa cercando di divertirmi nel deriderne gli aspetti più demenziali. E ovviamente partecipando alla loro realizzazione, cosicché si manifestassero in tutta la loro demenzialità. Come ad esempio il tristissimo trenino (per non farsi mancare proprio niente, o per allenarsi a chissà quali veglioni di capodanno), i balli di gruppo anni ’60 o gli immancabili Village People con YMCA. Il bello era entrare in questo giro scandaloso, trattandolo per quello che era, con il massimo del sarcasmo possibile. Io l’ho fatto, mi sono molto divertito rendendomi conto perché mi divertivo. Quello che mi preoccupa è il divertimento di certe persone che partecipavano al famigerato trenino proprio per parteciparvi, non per deriderlo.
Tant’è che mi sono perso per il seminato con le mie chiacchiere, e non ho nemmeno iniziato il discorso che volevo intavolare.

Visitando la nuova sede della facoltà ho subito notato la pazzia di chi l’ha progettata; praticamente sembrava un centro commerciale, con spazi assolutamente inutili, mancavano solo i carrelli della spesa. Un ingresso dotato di fontana a muro (con tanto di piastrelline da piscina), un piazzale interno enorme, con una bella balconata al primo piano con panoramica su chissà cosa, scale mobili, scaloni togli spazio, zone inutilizzabili, balconcini finti. Poi ovviamente ci sono anche cose positive come una spettacolare vista sulla città offerta da grandi pareti vetrate, ma le aule didattiche sono praticamente sacrificate a scapito di zone vuote ed inutilizzabili.

Pazzesco

L’obbiettivo di un architetto o ingegnere che sia dovrebbe essere quello di creare spazi belli, ma allo stesso tempo funzionali allo scopo per i quali vengono progettati. Si potrebbero fare alcuni nomi, o alcuni esempi di supporto.
Proviamoci.
Il museo di arte moderna di Stoccolma, un esempio che ho provato sulla mia pelle, è stato progettato in modo di essere veramente utilizzato dalla popolazione. Esternamente non impatta con l’ambiente che lo circonda, all’interno regna la sobrietà condita da un armonico modernismo. Ma soprattutto lo spazio è sapientemente utilizzato, infatti entrando non ci si trova davanti un freddo museo moderno (come può essere il mart di rovereto, che punta tutto sull’accoglienza esterna) ma ad un ambiente caldo ed accogliente, dotato pensate di un piccolo bar già all’ingresso fatto semplicemente da un tavolone e macchinette per i caffè. Poi sono presenti un bel negozio di oggettistica, un piccolo bar dove pranzare con pochi soldi, e un ristorante self service di alta qualità, sia gastronomica che architetturale. Con una vista stupenda sulla città, ma questa non possono averla tutti.
Poi le stanze del museo (mi sono dimenticato di dire, gratis) ovviamente rispettano quelle di un museo d’arte moderna, e sembrerebbe strano il contrario.
Questo secondo me è uno spazio studiato per l’uso che se ne deve fare.
Renzo Piano ad esempio, progettando il porto di Genova non ha creato un semplice salotto della città dove sfilare, ma ha concepito una serie di spazi per negozi, spettacoli e quant’altro. Tutti pienamente utilizzati. Nel recupero dei docklands di Londra non si è persa un’occasione, ma colta l’opportunità di creare uno spazio condivisibile dalla popolazione, poi se di moda ancora meglio. Poi gli esempi sarebbero molti, anche in negativo ovviamente.
Il più plateale per noi è la perdita di una grande opportunità offerta dal mart; struttura architettonica originale e bella (razionale, tipica di Botta), ma di là in poi basta, a parte la Biblioteca forse parzialmente riuscita. Perché ad esempio separare in quel modo museo e bar? In questo modo il secondo è rimasto praticamente inutilizzato, ed ora ha l’aspetto di una squallida mensa, in un museo nuovo e con l’ambizione di essere un modello per il futuro. Non si è pensato ad una vera integrazione volta alla vivibilità, ma all’esaltazione della sola area espositiva, tra l’altro anch’essa poco ospitale al primo impatto.
Ed un grosso errore è stato commesso a Povo a mio giudizio, visto che non si è cercato né l’utilità dello spazio né una ricerca del bello. Almeno se l’interno fosse bellissimo, coraggioso, avrei avuto meno da criticare; avrei detto, vabbè si è cercato di stupire con qualcosa di mai visto, di originale, di coraggioso. Invece all’interno regna un’austerità da obitorio (è la sensazione che mi ha pervaso da quando sono entrato a quando sono uscito) con questi marmi bianchi e neri. L’unico tocco riuscito ripeto sono le pareti vetrate ed il tetto completamente di vetro nell’inutile piazza coperta. Ma l’inutilità del 70% dello spazio è imperdonabile.

Quindi è tutta una questione di spazi, non di bello o non bello. Quello è discutibile, opinabile, soggettivo. L’utilizzo che si fa di un edificio invece è inopinabile. Infatti è oggettivo che quella piazza, quegli scaloni, quelle trombe delle scale enormi (che danno un senso di insignificante mania di grandezza) non servono a nessuno… Che ne dite?

27.12.2005 Stato o Chiesa?

Un argomento poco natalizio, si direbbe, ma di molta attualità secondo me è quello dei rapporti tra stato e chiesa. La domanda che vi pongo immediatamente, prima ancora di provare ad intavolare un discorso che abbia senso, è: esiste un rapporto o una sottomissione tra Stato e Chiesa?

La questione oramai si trascina da secoli, solo che in questi anni il problema a mio giudizio si è acutizzato; nei secoli scorsi ci trovavamo in uno stato pontificio, governato dal Papa appunto, ed i sovrani dei vari stati sparsi per l’Europa erano incoronati dal pontefice stesso. Tranne Napoleone ovviamente.
Il nostro è uno stato democratico, basato su una costituzione laicamente scritta dai nostri vecchi politici, non fondata su un vincolo religioso ma sicuramente ispirata a certi valori. Nonostante i difetti che può avere, come tutte le cose, è considerata tra le più belle costituzioni per quanto riguarda i valori all’interno delle culture occidentali. Beh anche sulla parola occidentale ci sarebbe qualcosa da ridire, visto che l’occidente è meramente un punto di vista politico, comunque ci siamo capiti.
Bene, il nostro dovrebbe essere uno stato laico, non laicista, giusto? Ecco il significato dei patti stato-chiesa e del concordato degli anni ottanta: libera Chiesa in libero Stato. Il significato è che la Chiesa cattolica può benissimo esercitare le sue funzioni all’interno dello stato italiano, ma non può in alcun modo intromettersi nelle questioni politiche nazionali; e grazie a questo accordo la chiesa cattolica riceve dallo stato circa 2 miliardi di euro l’anno dall’otto per mille. Gran bella palla anche l’otto per mille, che tutti credono venga devoluto alla chiesa solo con la firma sulla dichiarazione dei redditi, ma al contrario viene devoluto anche se la firma non venisse apposta visto che lo stato devolve il rimanente proporzionalmente alle confessioni presenti sul modulo secondo le firme raccolte. Cioè, se il 90% dei dichiaranti che non devolvono l’otto per mille allo stato firmasse per la chiesa, il cumulo di denaro raccolto dallo stato e non dalle confessioni viene devoluto per appunto il 90% alla chiesa cattolica e così via.
Quindi per questo bel gruzzolo di soldi la chiesa cattolica (cc) deve rimanere al di fuori delle questioni politiche nazionali.

Ne resta fuori veramente?

La risposta direi che è quasi scontata, visto i fatti accaduti negli ultimi anni; cardinali che parlano di qualunque argomento in conferenze e discorsi colmi di politici, con la bocca aperta nell’ascoltare. Il Cardinal Ruini che si intromette negli argomenti più disparati (Gene Gnocchi lo ha preso di mira già da un bel po’ di tempo). Però tutto questo intromettersi viene considerato normale dialettica ecclesiale, non politica… ma è semplicemente politica, e Ruini è il segretario di un partito politico, il più potente dello stato. Per questo motivo nessuno dovrebbe obbiettare se casualmente viene fischiato in un convegno, perché assume un ruolo politico. E la sua potenza è visibile dalla platea di politici che stanno inginocchiati al suo cospetto, al suo potere mediatico con la storia del referendum, alle leggi promulgate dal nostro governo e dal parlamento. Come l’abolizione dell’Ici per tutti gli enti cattolici, anche se con guadagni commerciali come alberghi, negozi, pensioni etc. solo perché cattolici.

Questa è democrazia laica o cattolica? Ed è propriamente democrazia?

La sottomissione è evidente, l’etica è espressamente controllata dalla CC, e non è più possibile promulgare leggi che abbiano un minimo contenuto volte ai veri interessi dei cittadini ma solo ai dettami della CC e dei vescovi.
Ed allora, perché i politici non aboliscono anche l’aborto? Potrebbero mettere fuori legge i preservativi ad esempio (Buttiglione secondo me ci sta pensando, infatti ha detto che dovrebbero essere utilizzati solamente in casi eccezionali, boh chissà quali sono secondo lui i casi eccezionali… alluvioni, terremoti?), per non parlare dei pacs. Oppure perché la CC non fonda un suo bel partito politico? Sarebbe più onesta la situazione, così scenderebbero ai livelli di tutti e potrebbero discutere con un’autorità fornita dai cittadini che li votano (se li votano) e non per volontà “divina”… Però a quel punto addio ai contributi dell’otto per mille!
Oppure lo stato dovrebbe a questo punto interferire con le scelte della chiesa. Dovrebbe mettere bocca sulle questioni del Vaticano per esempio, nominare il Papa magari o qualche vescovo… Decidere leggi vaticane… Sembra assurdo, ma è quello che fa la CC con lo stato italiano in fondo.

Solo in Italia è presente una situazione di questo tipo. Non dico arrivare al laicismo esasperato alla francese, ma perché nella cattolicissima Spagna il governo può prendere autonomamente le proprie decisioni? Si, forse perché c’è uno come Zapatero che mantiene quello che dice, ma non sono certo che qui in Italia potrebbe fare le stesse cose che là…
A questo punto perché non dichiarare uno stato cattolico e finirla lì? Come in medioriente, stati mussulmani.. Una bella costituzione cattolica e fine. Avrei un buon motivo per cambiare cittadinanza…
Ce ne sarebbe da dire poi sul cattolicesimo, ma forse non è il post adatto per parlarne. Ma prima o poi dirò la mia sicuramente… l’unica cosa che vorrei dire, ponendovi la mia seconda domanda, è: a cosa servirebbe la confessione?

Ecco concluso il mio stralunato ragionamento, ma ricordavate la prima domanda? Sottomissione o rapporto?

23.12.2005 Difettopoli – parte terza

Ed ecco arrivata la terza parte della lunga saga, che cerca di analizzare un lato di me stesso, uno dei peggiori.. i miei difetti.
Siamo arrivati al terzo difetto, forse in apparenza il più leggero tra tutti, ma dopo una profonda analisi può diventare uno dei più critici per il mio comportamento e come causa di molti miei problemi: la pigrizia.

Anche io sto dicendo tra me e me che è una sciocchezza, è una cosa normalissima, ovvio tutti i difetti sono normali. Tutti sanno cos’è la pigrizia, e probabilmente chi più chi meno ne soffre. Io sicuramente mi beo molte volte del far niente, del stare sul divano un pomeriggio intero a non fare assolutamente nulla, o quasi tutte le sere a vedere tv dalla prima alla quarta serata. Mi accorgo addirittura che vedendo qualcosa per terra difficilmente la raccolgo al primo momento; succede però che girandomi penso tra me e me che cavolo sto facendo e mi giro per non sentirmi in colpa.. è vero, quando non ho niente da fare, come da questa settimana per altre tre e mezza, sono felice, molto felice. Mi sento libero da qualunque pensiero ed obbligo. Il problema che un eccesso di questo stato provoca assuefazione, e probabilmente da un bel po’ di tempo mi trovo in uno stato di dipendenza dal non far niente. Drogato di pigrizia quindi si potrebbe dire.
Però non è nemmeno vero che non mi do da fare quando c’è la necessità, anzi sono il primo a mettermi in mezzo, ma se è per cose mie personali difficilmente muovo il primo passo. Ed ecco l’esempio necessario: se fosse per me, non uscirei mai di casa la sera. Non è mai, e dico mai, successo che uscissi per conto mio a fare un giro, senza che nessuno mi chiamasse o ci fosse qualcosa da fare. Anche difficilmente propongo di uscire, per una sorte di dipendenza dal divano, e molte volte tiro pure rogne a chi mi propone di farlo. Poi è una cosa che va a periodi, e che molte volte viene pure scambiata dal non volere vedere certe persone, non è per questo. Sicuramente non mi salta in testa di uscire, qualsiasi sera, per “cuccare”… mai capitato nella mente, complice una bella dose di pare mentali.

Quindi si è potuto notare che questo è un difetto critico, che comporta molti problemi raccontati nei miei interventi.. è pure un problema difficilmente risolvibile, a parte una buona dose di calci in culo!

Consiglio musicale del mese: Talk – Coldplay consiglio sia la canzone che il divertentissimo video.

13.12.2005 Difettopoli – parte seconda

Dopo una bella assenza, dovuta ad impegni “accademici” non ancora terminati, eccomi tornato nella mia oramai noto frequentatissima rubrica ;)

Siamo alla seconda parte della saga che ha come obbiettivo descrivere i miei difetti rendendoli pubblici; la seconda puntata è intitolata Gelosia.
Parola pericolosa in certi termini, positiva in altri. Non so sinceramente nel mio caso se ci troviamo nella prima o nella seconda situazione; so solo che dentro di me coltivo sempre una certa dose di gelosia.
Questo che vuol dire direte voi, visto che sei un zitello consolidato? Beh, questo è vero, ma forse una delle cause della mia zitellaggine si trova proprio in questo difetto? No, perché non ho potuto mai sperimentarlo su una mia ipotetica metà.
Una gelosia quindi non mai manifestarla verso una persona verso cui manifestavo sentimenti “amorosi”, ma solo verso persone amiche; e questo posso capire che è strano.
Mi spiego meglio; se voglio bene ad una persona, in qualsiasi modo anche con la più profonda amicizia, ad un certo punto si manifesta in me una sorte di gelosia che la vorrebbe proteggere verso gli altri, e magari legandola più a me. Mi succede spesso, ma non capisco ancora se sia una semplice gelosia o un misto tra quest’ultima ed il primo difetto riscontrato in questo spazio, cioè l’invidia. E leggere bene che cosa intendo per invidia.

Resta il fatto, che entrambi i due difetti fin qui dichiarati riguardano la sfera affettiva, ed in particolare la mancanza di un vero e proprio rapporto d’affetto. Preoccupante direi, è veramente una situazione quasi d’analisi… infatti questo spazio ha proprio lo scopo di indagare certi miei spigoli e cercarli di arrotondarli usando le parole e la riflessioni come fossero carte abrasive.
Siamo alla seconda puntata, vediamo che succederà nella terza…

Consiglio musicale della settimana: James Blunt – Goodbye my lover (tanto per rimanere in tema..)

13.12.2005 Frasi Celebri

Ma mia cara, che problemi ci sono? Basta che affidi tuo figlio a Ridge e a Taylor, e poi tu puoi fare la tua vita, quella che preferisci, sul marciapiede…

Stephanie Forrester alla sua nuora Brooke