16.04.06 Vittoria?

Il giorno del giudizio è passato, ma non sembra ancora concluso.
Il benedetto giudizio finale, quello che avrebbe dovuto cacciare una volta per tutte il Caimano dalla scena politica nazionale non è ancora arrivato; si è votato, ma si sta ancora contando.
Si sta cercando di rovesciare il voto a furia di carte bollate, ricorsi, schede fantasma, e qualunque stratagemma possibile ed immaginabile.
Si, perché oramai tutti sanno che le elezioni sono finite con una inquietante parità; non nei fatti visto che la legge elettorale, detta porcellum, ha consentito all’unione di avere un’ampia maggioranza alla camera (con soli 25 mila voti di vantaggio a livello nazionale) e di 2 senatori al senato, grazie alle votazioni all’estero volute dal ministro Tremaglia (non eletto tra l’altro proprio dagli elettori per i quali tanto si è battuto).
Tutti, compreso me, si aspettavano una grande vittoria del centrosinistra, ascoltando un po’ gli umori che circolavano con insistenza da molto tempo; il Caimano però ha dimostrato di conquistare ancora almeno metà degli italiani, ottenendo un ottimo risultato con il suo, che è restato il primo partito d’Italia.

Mi domando allora: ma questa può considerarsi una vittoria?

La vittoria sarebbe stata quella di abbattere una volta per tutte quell’ombra che oscura la normale vita del nostro paese; quell’anomalia che nessun’altro ha (a parte la Thailandia). Ed invece questo non è successo, o almeno per ancora qualche settimana non accadrà.
Siamo alla conta dei voti, uno per uno, anche se si sa già che quelli contestati sono di molto inferiori al margine che l’Unione ha per mantenere la vittoria. Ed allora escono ipotesi di qualunque tipo, liste scorrette, voti fantasma, registri da controllare.
Il signor B. non vuole assolutamente accettare la sconfitta, ed arriva addirittura a proporre un dialogo a quei coglioni dei suoi avversari, almeno così erano fino ad una settimana fa. Un dialogo per un grande coalizione… ma siamo matti? L’unico motivo sta nel fatto che non vuole lasciare il suo posto, perché si ritiene divinamente chiamato a ricoprirlo, l’unico baluardo per la sua… ehm nostra libertà.

Bisogna dire basta! Basta a questa prepotenza!

Non è possibile che dopo una settimana dal voto non si accetti il suo esito. Voluto, tra l’altro, da una legge elettorale approvata dalla propria maggioranza. Certificato dal proprio ministro degli interni. Vigilato e garantito dal presidente della repubblica in persona.
La democrazia dell’alternanza funziona proprio così; si vince e si perde.
Si accetti una sconfitta, anche se di misura, anche se si sono ottenuti più voti al senato….
Ed il centrosinistra, o meglio in questo momento sinistracentro cerchi di compattarsi il più possibile; l’unico modo per reggere almeno qualche anno a questa situazione è un accordo di ferro, un governo forte, anzi fortissimo, composto da grandi personaggi. Non una situazione tale per galleggiare un po’ di tempo, ma un grande governo in grado veramente di cambiare alcuni gangli della nostra economia, della nostra società. Riformare la scuola, la sanità, il lavoro e la giustizia, l’informazione, in modo che funzioni per noi cittadini e non solo per l’ex primo cittadino.
Facciamo vedere cosa vuol dire avere a cuore le sorti del nostro paese, che cosa vuol dire cercare di rendere uguali il figlio di un operaio e quello di un imprenditore.

Che cosa vuol dire governare per tutti, e non solo per sé stessi.

Solo così si potrà andare avanti, solo avvicinandosi agli interessi di tutti.
Avete, abbiamo vinto? Ed allora, rimbocchiamoci le maniche, non spacchiamo ma uniamo, e portiamo la nostra Italia avanti, e non lasciandola bloccata alle sorti di un padrepadrone.

your ads here (468x60) - after 1st post.

09.04.06 Oggi si decide

Oggi partono le 22 ore nelle quali si decideranno le sorti del paese per i prossimi (e magari anche più) 5 anni.
Non dico niente, visto che siamo pure in regime di silenzio elettorale…

Ma nei prossimi giorni ci saranno le mie ampie reazioni!!!

Perchè domani, è il giorno del giudizio!

08.04.06 Per l’Italia - di Furio Colombo

Vi propongo, prima del voto, l’editoriale di Furio Colombo ex direttore dell’unità, in accordo totalmente al mio pensiero

Noi che votiamo oggi per l’Ulivo, votiamo per i Ds, votiamo per i partiti che fanno parte della Unione, dalla Margherita alla Rosa nel pugno, dai repubblicani ai comunisti italiani e a Rifondazione, dai Verdi all’Italia dei Valori e all’Udr, sappiamo che il nostro voto ha due ragioni. Una per l’Unione, che dovrà governare, forte e compatta, un Paese alla deriva. L’altra è per l’Italia. Vogliamo che torni a vivere, e questa non è una ragione di destra o di sinistra. Questa è una ragione di pronto soccorso.
Adesso il pericolo è grande. Perché il Paese versa in gravi condizioni, come dimostra la tremenda cartella clinica detta “Trimestrale di cassa” . Vuol dire gli ultimi conti. Vuol dire bancarotta. Nessuna persona normale può dire come Tremonti «E chi se ne frega» o correre da una televisione all’altra a parlare solo di se stesso, come ha fatto fino all’ultimo Berlusconi trovando inaspettate ospitalità fuori legge.

Nessuno, che sia normale dal punto di vista del rispetto delle istituzioni o del rispetto di se stesso, potrebbe rabbiosamente denunciare i giudici del Paese che presiede come «impiegati che sperperano i soldi dello Stato per indagare contro di me». Nessuno potrebbe denunciare pericoli di broglio elettorale del suo stesso governo, invocando, come in Uganda, l’intervento delle Nazioni Unite. Eppure Berlusconi lo ha detto il 6 marzo mettendosi drammaticamente fuori e contro il suo ruolo e contro il rispetto della Costituzione.
L’Ulivo sarà un governo di persone normali che - di fronte alle condizioni del paziente Italia - comincerà con il riconoscerne le condizioni gravissime.
Che si risolvono lavorando, non correndo futilmente da uno show all’altro.
Ma al momento, anche adesso, mentre andiamo a votare e - dobbiamo credere con tutte le forze - a far finire questa brutta storia italiana, il pericolo è grande.

Se vince Berlusconi, nel mondo possiamo solo prendere ordini, in Europa siamo respinti ai margini, in economia siamo a zero. I nostri conti sono falsi, i nostri contabili infidi o incapaci. La sfida dello sviluppo, che si fonda sulla fiducia, non dà fiducia a questa Italia. Si possono regalare panini in questo treno per illudere i viaggiatori. Ma il treno è fermo. La nostra vita italiana è segnata dalla spaccatura irrevocabile. Berlusconi ha detto: la sinistra è come la gramigna, bisogna estirparla. Estirpare non è discutere, persuadere. Meno che mai condividere. Estirpare è eliminare in modo drastico. Alla radice. Berlusconi ha detto: non smetterò finché non avrò messo a posto i giudici. Mettere a posto i giudici non è riformare, è forzare al silenzio. Lo scontro con la Costituzione diventa clamoroso.

Sulla democrazia italiana pesa l’immensa ricchezza di una persona capace di deformare ogni processo politico perché trasforma tutto il mercato: persone, idee, affiliazioni, ubbidienze, lealtà.
Questa ricchezza è attiva in molti campi, assicurazioni, banche, pubblicità. Riscuote l’immensa convenienza di essere gestita dalle stesse persone che sono al governo.
Ma questa ricchezza pesa sopratutto in un campo: l’informazione.
L’intero mondo della vita editoriale e giornalistica italiana è ferito, umiliato, diviso, una parte gettata contro l’altra in una vera e propria missione di svilimento e persecuzione. Chiunque svolga attività giornalistica in Italia deve piacere a una sola persona, soddisfare il suo desiderio maniacale di esaltazione e di celebrazione. Silvio Berlusconi deve apparire il più geniale, il più nuovo, il più bravo, il più ammirato, e chi non si unisce al rito rischia.
Silvio Berlusconi governa scortato da batterie di avvocati dislocati o da dislocare in tutte le funzioni istituzionali in cui si possono cambiare le leggi per piegare a tutte le esigenze del primo ministro-padrone che considera “criminosa” la attività giornalistica quando osa essere critica.
Silvio Berlusconi tiene accanto persone inquisite di gravi reati e persone condannate (fino ad ora nei primi gradi giudiziari) a pesanti condanne per reati di corruzione e di mafia.

Ma il protagonista del più grande conflitto di interessi che si conosce è anche, personalmente, e gravemente imputato. Questo è il dramma in più che sta vivendo l’Italia rispetto ad altri sfortunati Paesi come la Thailandia, che hanno visto il volto della loro democrazia sfigurato dall’eccesso di ricchezza e dalla proprietà personale dei mezzi di comunicazione del primo ministro di quel Paese.
Il dramma in più dell’Italia è che Silvio Berlusconi, già disastroso primo ministro di questo Paese e candidato ad essere rieletto, a rifare il primo ministro sul paesaggio desolato della crescita zero, tra le acclamazioni dei giornalisti subordinati dal conflitto di interessi, è anche candidato ad essere eletto presidente della Repubblica. Sarebbe il primo presidente della Repubblica Italiana nata dalla Resistenza ad essere cercato per rispondere di gravi reati di corruzione, e mentre ha alle spalle assoluzioni dovute alla prescrizione o reati non più perseguiti - come il gravissimo falso in bilancio - perché l’imputato stesso, divenuto primo ministro, padrone di una maggioranza ubbidiente e scortato da avvocati personali divenuti istituzioni dello Stato, ha fatto cambiare, nel corso dei processi, le leggi che lo avrebbero condannato.

Perciò il titolare di una immensa ricchezza che compra il consenso e deforma il potere, estendendolo molto al di là dei limiti democratici; il portatore di un enorme conflitto di interessi che gli consente - fuori da ogni legge - il controllo di tutte le informazioni e strumenti di comunicazione del Paese, è anche l’imputato di gravi reati e dunque potrebbe, se eletto, divenire il primo presidente imputato della Repubblica Italiana.
Ciò vuol dire distruzione di immagine, fiducia, dignità, rispetto per l’Italia. Ma anche di quei rapporti di interconnessione, attenzione e cooperazione internazionale che consentono di uscire dalle crisi economiche. Il Paese, dotato di informazioni false, gravato di fallimento economico e separato per sfiducia dagli altri Paesi democratici, non potrà che discendere i gradini di un serio e dannoso isolamento senza ritorno.

Come in tutti i processi di crisi vasta e lunga, la ricchezza di pochi diventerà ancora più grande. E una crisi da collasso di informazioni, fiducia e immagine porterà una povertà estesa al Paese. In altre parole, la sindrome argentina, tanto temuta dagli analisti finanziari non solo italiani.
Tutto ciò limiterà fatalmente lo stato della libertà interna italiana. Non potremo dire di non essere stati avvertiti: «la sinistra è gramigna. La gramigna va estirpata».
E’ giusto pensare che il nostro Paese ha solide garanzie democratiche: Infatti tutte le nostre garanzie risiedono nelle istituzioni. Ma alcune delle più alte istituzioni sono occupate e deformate. O si vogliono occupare e deformare. Il progetto è chiaro e annunciato. Si vogliono spezzare i giudici come lezione ed esempio per gli altri corpi dello Stato che finora, nonostante i discorsi e le dichiarazioni ascoltate, fatti di odio, antagonismo, spaccatura, disprezzo, minaccia, liste di colpevoli e di colpe, sono restati fedeli alla Costituzione.
Ma intanto un altro cantiere costoso, improduttivo e carico di scorie velenose è stato aperto: vandalizzare la Costituzione nata dalla Resistenza fino a quando non sarà più riconoscibile e non sarà più una garanzia. Ce lo dicono gli altri Paesi. Ce lo dice la convulsione che ha sconvolto la Thailandia prima delle dimissioni del suo Berlusconi.

Il rischio è grande e non resta che il voto. Quel voto conta più di ogni incertezza, di ogni polemica passata, di ogni risentimento a sinistra, di ogni tendenza all’abbandono e al ritiro dalla politica che non sarà possibile per nessuno, perché il conflitto di ricchezza, di interessi e di poteri (la lotta contro la magistratura e poi contro gli altri corpi dello Stato democratico) accetta solo amici succubi, nemici che sono gramigna, e coglioni da disprezzare.
Non resta che il voto. Quel voto è moltissimo. È il gesto civile e democratico che cambia la Storia. È la nostra responsabilità, è il nostro potere il 9 e il 10 aprile. Il potere sereno, rispettoso e libero di far finire il potere fuorilegge, immensamente pericoloso di Silvio Berlusconi che vuole intascare - oltre i suoi dividendi che crescono sempre - il nostro futuro. Dobbiamo fare in modo che l’Italia pulita dei nostri figli sia governata da Romano Prodi.

06.04.06 Sono un coglione

Volevo ricordare a tutti che si, sono proprio un coglione!!

E spero lo siate anche voi!!!