26.02.07 Crisi annunciate, crisi inevitabili

Mi rifaccio vivo, dopo un mese nel quale mi sono fatto conquistare dalle sirene della pigrizia.
Da molti (addirittura 2 persone!) mi è stato richiesto un mio intervento politico sulla situazione italiana, dopo mesi che non sto a pronunciarmi su tutto quello che capita in questo strano paese nel quale viviamo.

In particolare, dopo la vittoria dell’Unione alle politiche ’06… Si dirà, banalmente, visto che ha vinto la coalizione politica al quale appartiene, vNet se ne starà ben zitto evitando di criticare il criticabile nuovo governo Prodi. Una serie di contingenze però mi hanno portato a non scrivere più di politica su questo spazio; la tesi, il periodo nel quale non sono stato benissimo, altre novità che sono entrate a far parte della mia vita, e infine la pigrizia. Ma non la mancanza di un senso critico su tutto quello che stava accadendo attorno a me.
Devo essere sincero, per alcuni aspetti l’azione di questo governo mi lascia alle volte un po’ perplesso; non tanto per i contenuti che vengono proposti, che nella maggioranza dei casi mi trovano favorevole, ma proprio sul modo in cui il governo, e le forze politiche che lo appoggiano, si comportano.
Questo continuo scontro, questa incertezza diffusa degli ultimi nove mesi, nei quali tutti dicono il contrario di tutto, mi lasciano alquanto perplesso; per non dire stressato e stufo.
Comprendo la necessità di tutti nel far sentire la propria voce e la propria opinione. Comprendo anche la voglia di cercare di far valere le proprie idee e le proprie convinzioni. Comprendo anche la naturale predisposizione, soprattutto per un politico, di ritenere di avere la ragione dalla propria parte…
Ma, ma, dopo queste varie comprensioni arrivano anche i miei distinguo.
Non è appunto possibile vivere in una stagione di scontro continuo, non solo tra forze politicamente contrapposte come quelle di destra e sinistra (ci mancherebbe, altrimenti ci troveremmo in quell’inciucio tanto annunciato), ma bensì tra le forze che compongono una circoscritta maggioranza. Un giorno uno dice una cosa, ma poche ore dopo viene smentito dal suo collega ed alleato; un ministro prende una decisione, ma subito viene criticato dal proprio schieramento. Insomma, ci troviamo in una situazione troppo fragile.
Questa è dovuta da un meccanismo politico-elettorale, il quale costringe le varie coalizioni ad imbarcare al loro interno più forze politiche possibili, con il rischio di trovarsi all’interno di una continua contraddizione; come fanno, onestamente, a trovarsi d’accordo uno come Diliberto e la senatrice Binetti? La nuova legge elettorale infatti, ma anche la vecchia da questo punto di vista, obbliga le varie coalizioni a creare delle alleanze il più larghe possibili, creando di fatto uno schieramento bipolare, formato da due grandi blocchi contrapposti. Questo vuol dire, sia da una parte che dall’altra, la formazione di alleanze nelle quali convivono partiti di qualunque tipo; nelle ultime elezioni abbiamo visto Mastella allearsi con Bertinotti, o Mastella con Pannella, mentre dall’altra una come la Mussolini ed i fascisti di Forza Nuova allearsi con Bossi o Casini. Nella normalità sarebbe assurdo, ma ora la normalità sembrerebbe essere diventata questa.
In aggiunta a questa porcata, si è pensato bene (grazie al caro dentista Calderoli) di creare un meccanismo tale che, chiunque avesse vinto alle scorse elezioni, non potesse avere una maggioranza certa al Senato; questo vuol dire, in un sistema bicamerale come il nostro, non potere di fatto governare. Il caso ha voluto che la maggioranza andasse al centro-sinistra, ma con due soli senatori in più rispetto al centro-destra; il che vuol dire una maggioranza appesa al filo. La decisione di un senatore dell’IdV, DeGregorio, di passare al centrodestra ha diminuito maggiormente la differenza, arrivando ad una situazione di impossibile governabilità di una camera del parlamento, il Senato appunto.

Questa situazione è esplosa proprio la settimana scorsa, quando dopo un ottimo discorso del ministro degli esteri D’Alema, due senatori della sinistra radicale si sono astenuti dalla votazione, facendo cadere nei fatti il governo Prodi. Il seguito lo conosciamo tutti.

A questo punto però bisogna pensare al futuro. Vogliamo tenere tutto com’è? Ok, questo vuol dire imbrigliare il paese in una situazione di ingovernabilità continua, chiunque vinca le elezioni. Berlusconi infatti, non potrebbe contare in un appoggio pieno dell’Udc in questo momento, quindi si troverebbe nella stessa situazione di Prodi.
Vogliamo cambiare? Direi di si, ma come?
Io penso che Prodi possa riuscire a governare ancora per un po’ di tempo, ma sicuramente non riuscirà a concludere il mandato dei cinque anni. Nel tempo che gli rimane però, potrebbe affrontare dei nodi, che risolverebbero certe situazioni, facendo sperare magari alla sinistra di rigovernare il paese nel futuro, e non solo tra trent’anni.
In primo luogo portare avanti i processi di liberalizzazione, in modo ancora più convinto. Una riforma delle pensioni che aiuti i giovani, aumentando la speranza che in un futuro si possa avere una pensione non da fame (come alla situazione attuale invece accadrà). Aiutare i giovani risolvendo questa situazione di continua precarietà nel mondo del lavoro. Investire sulla scuola e sull’università, unico sbocco per il futuro di un paese non emergente come il nostro, che dovrebbe essere un poco maturo (ma i nostri politici non ce lo fanno pensare). Investire nelle nuove tecnologie, anche pulite; pensate se si brevettasse un sistema ad idrogeno efficiente per i motori, non solo automobilistici ma anche industriali, che salto che potrebbe fare il nostro paese. Ed infine, in questi pochi punti che ho individuato, una serie legge sui Pacs, che ritengo una forma di giustizia sociale.
Per fare questo, e quello che manca ancora al nostro paese però, non si può prescindere da una radicale modifica del nostro sistema politico, ed elettorale.

In primo luogo da una legge elettorale che, al termine delle votazioni, indichi chi ha vinto e chi ha perso. E che doni un po’ di stabilità al governo vincente. Quale sia la soluzione è difficile a dirsi, ma io ho un’idea precisa, ovvero le leggi maggioritarie europee. Alla francese, o addirittura all’inglese; in quest’ultimo caso infatti entrano in parlamento solo i due partiti più votati. Non disdegno neppure una proporzionale alla tedesca, ma con uno sbarramento alto, che non regali ai partitini, o addirittura ai singoli parlamentari, il potere di bloccare i lavori, e le sorti del paese. Ed è necessario conoscere chi si sta eleggendo, non avere figure decise dalla segreteria dei partiti. È evidente quindi il mio orientamento, ovvero di creare delle forze politiche più forti, più europee. In particolare mi piacerebbe vedere un grande partito socialdemocratico, alla tedesca, francese o scandinavia, in grado di governare da solo in modo riformista il paese. Ma questo affollamento di partitini con diritto di veto su tutto onestamente mi ha stufato.
In secondo luogo un nuovo sistema costituzionale, basato su un federalismo fiscale, con un’indicazione netta del premier che abbia il potere di formare il proprio governo autonomamente, ma non di tenere sotto scacco il Parlamento.

Queste sono le mie idee, che provengono da una forte sfiducia in quello che sta accadendo in questo momento, quando un Follini potrà decidere le sorti del paese. Che furbizia però, lui avrà in mano il vero potere decisionale; se non gli va bene qualcosa potrà far cadere il governo…. Non mi pare che questo sistema sia proprio così democratico…

Vedremo che succederà nei prossimi giorni, penso che Prodi otterrà la fiducia, però poi? Succederà quello che sembra, ovvero un’alleanza tra il futuro Partito Democratico (che preferirei socialdemocratico) ed i centristi di Casini? Mi sa tanto di riedizione della vecchia DC, ma onestamente non ce lo vedo un D’Alema o un Veltroni, o un Cofferati democristiano…

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