27.08.07 - Pubblicazione e-Learn 07

Dopo un parto, non privo di difficoltà, ecco sfornata la nostra nuova pubblicazione (!!) intitolata “Real Communities vs. Virtual Communities - Structural Adaptations of a Learning Management System”, ed accettata per la conferenza E-Learn07 che si terrà a Quebec City (Canada) dal 15 al 19 ottobre prossimi.
Ho addirittura la data della presentazione, ovvero giovedì 18 ottobre alle ore 10:00.

Il riferimento quindi sarà Colazzo L., Conte F., Molinari A., Villa N. (2007) Real Communities vs. Virtual Communities - Structural Adaptations of a Learning Management System, in proc AACE ELearn07 - 15-19 october 2007 Quebec City (Canada)

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23.08.07 - L’Invenzione di un partito [Ernesto Galli della Loggia da Repubblica]

Un articolo di oggi, che segue totalmente il mio pensiero sulle ultime vicissitudini di partiti creati dal notaio…

Dispiace per tanti illustri politologi e osservatori che qualche tempo fa avevano sentenziato il contrario e ancora ieri lo ribadivano, ma la verità rivelata per l’ennesima volta dall’ultima mossa di Berlusconi è sotto gli occhi di tutti: Forza Italia era un partito di plastica, e di plastica è rimasto, nel senso che non ci sono iscritti, quadri, parlamentari, consiglieri comunali o regionali, non ci sono organi, non c’è discussione, non c’è nulla che conti qualcosa. C’è solo il capo, e il capo è lui per una sola ragione: perché ha le televisioni e un mucchio di soldi, e quindi paga tutto e ogni cosa, incluse naturalmente le campagne elettorali. Chi non crede che sia così provi a dire dove altro sarebbe possibile che il presidente di un partito ne fondi più o meno di nascosto un altro senza dire niente a nessuno e scegliendo, per gestirlo, una persona di sua esclusiva fiducia più o meno come un sultano sceglie la favorita. Certo, nessuno dei cosiddetti dirigenti di Forza Italia è autorizzato a protestare: chiamati a suo tempo a far parte dell’harem dovrebbero conoscere come funziona il meccanismo. Ma per l’appunto un harem non è un partito. Eppure, dicono molti, la mossa di dare vita al «Partito della Libertà» e di affidarlo all’immagine ammiccante di Michela Vittoria Brambilla potrebbe rivelarsi elettoralmente azzeccata. Addirittura Lucia Annunziata, sulla Stampa, ha attribuito quella mossa a una specie di estro futurista, a «una vitalissima reazione alla Sconfitta, al Tempo, e dunque alla Morte», che avrebbero fatto capire al Cavaliere che sarebbe giunto il momento di distruggere la sua stessa creatura e di farne nascere una nuova. Osservo sommessamente che nell’ Italia del 2007 non c’è davvero bisogno di essere Marinetti o di possedere un fiuto particolare per capire che la gente non ne può più di un certo tipo di politica e di politici.
Il che però non fa che riproporre la questione del partito di plastica, dal momento che non si vede proprio come anche il nuovo «Partito della Libertà » potrebbe non esserlo. Non è vero, infatti, che l’unica distinzione sensata è quella tra partiti che prendono i voti e quelli che non li prendono. Un partito di plastica può anche incontrare per mille ragioni il favore dell’elettorato e prendere un sacco di voti (si pensi a quanti ne prese a suo tempo l’«Uomo Qualunque») ma è a questo punto che scatta la distinzione davvero capitale, che è quella tra partiti che con i voti presi riescono a farci qualcosa e quelli che invece riescono a farci poco o nulla. E’ permesso ricordare qual è stata la prova politico-programmatica che Forza Italia insieme alla Casa delle Libertà è riuscita a dare nella passata legislatura nonostante disponesse di una maggioranza parlamentare enorme? E’ permesso ricordare qual è stata in quei cinque anni la qualità, o meglio l’inconsistenza, sia della maggior parte dei suoi ministri sia della leadership del suo capo? Quando si parla di plastica è di questo che si parla. La verità è che la mossa di Berlusconi è un tentativo di uscire dall’impasse in cui il centrodestra si trova dalla sconfitta dell’ anno scorso, ma evitando di affrontare qualunque nodo politico (a cominciare dal nodo delle ragioni della sconfitta per finire con quello del rapporto con gli altri partner dello schieramento) e puntando invece tutto su una soluzione organizzativa: inventandosi un nuovo partito. E’ fin troppo ovvio però che è una soluzione destinata a non risolvere niente: in un modo o nell’altro, possiamo esserne sicuri, Niccolò Machiavelli si farà beffe anche di Michela Vittoria Brambilla.
Ernesto Galli della Loggia

22.08.07 - Italoaustraliano [Terza parte]

Alcune cose sicuramente fanno un pò riflettere della vita degli australiani, ed un vivo esempio ci è stato fornito dal nostro viaggio a Canberra.
Canberra, per chi non lo sapesse, è la capitale dell’Australia (non Sydney come magari uno può immaginare). Costruita all’inizio del secolo con l’unica finalità di capitale federale dello stato, è cresciuta solamente in funzione del funzionamento governativo, quindi tutto un pullulare di uffici e palazzi di rappresentanza.
Il trasferimento in città, il primo di una lunga serie che ci ha portato in molti angoli del nuovo continente, è iniziato da Wollongong; un pullman per Moss Vale, interscambio del treno e diritti a Canberra.
Il viaggio è stato secondo me una vera e propria fortuna, soprattutto per la fermata inaspettata a Moss Vale; questi è un piccolo paese di montagna, con una strada principale, una stanzioncina dei treni, ed alcuni negozi sparsi qua e là. Visto che avevamo un’ora di attesa, e che era anche ora di pranzo, ci è sembrata una buona idea dirigerci verso un locale per prendere da mangiare, consigliati anche dal capostazione che gentilissimamente si è offerto di custodire i nostri bagagli.
Capiamo subito che il paese non vede spesso turisti dagli sguardi degli abitanti, e dalle domande incredule della tizia al bancone della rosticceria, che assolutamente sconcertata ci chiede cosa facciano 4 italiani lì in quel momento… Probabilmente nessun italiano si era mai azzardato a comprare un paninazzo (tra l’altro sboldrissimo ma allo stesso tempo buonissimo) in quel posto così chic. E lì subito una prima scoperta: negli hamburger gli australiani mettono sempre e comunque una fetta di rapa rossa, è l’australian style burger!
L’altra scoperta invece è la vera gente del posto, che si comporta normalmente e non condizionata da una grande città (anche turistica) come Sydney; non è molto diversa da una cassiera di Brentonico penso, e la cosa mi rincuora… Resto dell’idea che il paese poteva trovarsi benissimo in Colorado, anche se non ho mai visto il Colorado…
Prendiamo il nostro treno, speranzosi di chissà quale scoperta in quel di Canberra, quando scendiamo e ci rendiamo conto che la stazione dei treni è grande come quella di Mori! Presi dallo sconforto usciamo, e lo stato d’animo non migliora, visto che davanti a noi si presenta un paesaggio desolato e silenzioso; fortunatamente troviamo un taxi pulmino che ci salva e ci conduce al nostro albergo in pieno centro, tra l’altro bellissimo.
Capiamo velocemente che la città non è altro che una cattedrale nel deserto, come abbiamo raccontato nel blog australiano, utilizzata solo esclusivamente durante la settimana come grande ufficio governativo; noi, visitandola nel weekend, viviamo la sua grande desolazione, comprendendo anche la sua intrinseca inutilità.
Una specie di Unione Europea, nella quale si spendono una caterba di soldi per far funzionare una macchina governativa che tranquillamente poteva stare a Sydney o Melbourne, le due grandi città del paese. Ma per non scontentare nessuna delle due, sempre in battaglia con lo scopo di essere la migliore, i cari aussie amici hanno ben pensato di costruire una nuova città, in un posto tra l’altro non molto ospitale ad 800 metri d’altitudine, con la nebbia che la invade tutte le mattine, con il freddo (arrivavamo tranquillamente a 5 gradi durante il nostro soggiorno), dove nessuno vive veramente, ma tutti si trasferiscono dalle ben più ospitali grandi metropoli sulla costa pacifica o sud… Un pò come Strasburgo e Bruxelles, la prima ufficialmente capitale dell’UE perchè ospita il parlamento, ma al quale tutti (dal parlamentare all’ultimo addetto) si trasferiscono in massa da Bruxelles solo per le sedute mensili del consiglio, con uno spreco di denaro immenso… Tutto perchè la Francia non poteva consentire che la rivale Bruxelles fosse la capitale politica (come in fondo effettivamente è) dell’Unione..
Quindi anche in questo non sono poi così diversi da noi…
Il soggiorno però ci ha consentito di riposare un pò, visto che Canberra è solamente un enorme Parlamento (visitato, come testimonia il nostro aussie blog) ed un enorme Centro Commerciale (vicino fortunatamente al nostro hotel, e dove abbiamo potuto acquistare i nostri pasti consumati in camera come i vips, a 18 euro o poco più a notte in un hotel 4 stelle con tanto di casinò annesso), per prepararci alle fatiche ben più pesanti dei giorni seguenti; la prossima meta infatti sarebbe stata Melbourne!

21.08.07 Italoaustraliano [Seconda parte]

Quindi il mio racconto riparte da Sydney.
Partiamo infatti 10 luglio per la città simbolo d’Australia, baciati dal sole di questa nuova terra. Con un pulmann raggiungiamo in circa un’ora e mezza (perchè i treni non circolavano a causa di lavori in corso in quella settimana) la città, e ci appropriamo subito del nostro hotel, che presto scopriamo piazzato proprio nella strada dei finocchi e delle puttane (come poi ci dice Mario); la camera però è molto bella, e per quello che spendiamo non possiamo proprio chiedere di più. 30 euro a notte a testa qui in Italia non li spendi nemmeno in un ostello oramai…
E quindi partiamo alla volta della città, che ci ospiterà per quattro giorni (tre notti).
E’ inutile dire che le nostre mete sono state l’Opera House, l’Harbour Bridge e la city, ovvio, mentre è più interessante raccontare qualcosa dei luoghi sconosciuti ai più.
Partendo proprio da Manly, un piccolo centro a 20 minuti di traghetto dalla città, con una delle spiaggie più amate dai surfisti australiani. Oppure la sua concorrente, probabilmente più famosa, Bondi Beach, un must per i surfisti di mezzo mondo. Due scoperte sicuramente fantastiche, nulla però al confronto con una perla scoperta grazie a Roberto, ovvero Watson Bay.
Un gioiello, nascosto ed abbastanza distante dalla città, ma dal quale è possibile da un lato vedere l’oceano schiantarsi contro altissime scogliere, mentre dall’altra, attraversato un piccolo parco, sedersi sulla panchina del porticciolo ed ammirare lo skyline di Sydney, con tanto di ponte a salutarti di profilo. Un posto dove vivere, visto le case superstilose che lo popolano.
Per chi non lo sapesse Sydney è affacciata su di una baia, stupenda, nella quale la fa da padrone l’enorme ponte, l’Harbour Bridge, e poco distante l’Opera House, inconfondibile simbolo della città. Dal punto di incontro tra i traghetti della baia, la metropolitana ed i pullman parte la grande città, caratterizzata da un profilo di grattacieli stile Manhattan. La via principale è stracolma di negozi, un pò fuori, ma soprattutto dentro enormi centri commerciali, la vera e propria caratteristica dello shopping australiano.
Infatti durante tutto il nostro viaggio ne abbiamo visitati innumerevoli, anche perchè in un modo o nell’altro si era costretti ad entrarci per il modo in cui sono state costruite le città del nuovo mondo.
Mentre qui uno si immagina il CC esterno alla città, raggiungibile con l’automobile, in Australia lo si trova proprio dentro la città, e questa in certi casi coincide proprio con il CentroCommerciale. Ovviamente Sydney non è questo, però camminando su Pitt St. non si può fare a meno di osservare i grandi ingressi a questi mastodontiche calamite dello shopping, regnate da due grandi magazzini leader, ovvero David Jones e Mayer.
Che dire, la città è stupenda, le gite in traghetto pure, peccato che la nostra visita è potuta durare solamente pochi giorni, come al solito si usa dire.
Non voglio stufarvi troppo su descrizioni particolareggiate di quello che ho fatto, quindi parlerò sicuramente più di emozioni che di cose viste; non posso però evitare di raccontare i luoghi che sicuramente rimarranno impressi indelebilmente nella mia mente, ed alcuni di questi immancabilmente si trovavano a Sydney, una delle città che sicuramente ho sempre sognato di vivere per almeno qualche giorno della mia vita.

20.08.07 Italoaustraliano [Prima Parte]

Ed eccomi ritornato.
A dire il vero sono già passati 20 giorni dal mio ritorno alla terra natìa, dopo ben 21 giorni australiani. E devo dire subito di essermi innamorato di quella terra, così diversa ma per certi versi anche così simile alla nostra. Durante i prossimi post spiegherò bene questa ultima frase.
Vi ho aggiornato un pò qui sul mio blog, descrivendovi i preparativi della partenza; vi abbiamo aggiornato tutti dal blog australiano, parlando di cosa ci stava accadendo nei giorni di permanenza nella terra di sotto (Downunder meglio dire). Però non vi ho raccontato nulla, confrondando i nostri scritti a quello che veramente abbiamo vissuto.
Anche perchè, purtroppo, il blog australiano ha cessato di vivere praticamente a metà viaggio, quando non avevamo più la possibilità di accedere alla rete, almeno a prezzi umanamente accettabili.

Ma partiamo dall’inizio, ovvero la mattina del 07/07/07, quando partiamo da Mori in piena notte accompagnati da Tetro, l’amico del vicolo di Milao e Jajao. Con un tempo da record raggiungiamo Milano Malpensa (1h50m mori - milano), dopo un tragitto da GP di monza, e ci prepariamo al lungo viaggio.
Primo trasferimento Milano - Londra. Ricordo per chi lo avesse scordato che Londra il 7 luglio era sede di molti avvenimenti: 1. anniversario dell’attentato del 7 luglio 2005, 2. concerto del LiveEarth allo stadio Wembley, 3. partenza del tour de france e cronometro in città da Trafalgar Square, 4. stato di allerta massimo dopo l’auto bomba all’aeroporto di Glasgow, e le due autobombe trovate inesplose nel centro di londra.
Con questo bel clima arriviamo ad Heatrow, dove fortunatamente non notiamo niente di strano.
Il viaggio, lunghissimo, verso l’Australia dura 11 + 6 ore (con scalo a Singapore), durante le quali sto malissimo perchè afflitto da una mezza influenza passatami gentilmente dai miei colleghi d’ufficio nei giorni che precedevano la partenza.
Fortunatamente io la rogna l’ho avuta nel viaggio, e poi mi è passata; peccato che i miei cari compagni di viaggio l’hanno beccata (in gran parte grazie a me) durante il soggiorno australiano, chi a Melbourne e chi ad Uluru.
Proprio di soggiorno devo parlarvi; noi risiedevamo a Wollongong (New South Wales NSW), dove una famiglia amica di Roberto, che ci aspettava giù, ospitava gentilmente le cugine. Io e Matteo invece, siamo stati sballottolati ad un motel a North Wollongong, in particolare chiamato Beach Park Motor Inn, e gestito da un mitico italoaustraliano di nome Mario, che ci ha dato tante gioie.
Per prima cosa la prima mattina ci ha svegliati gentilmente per offrirci le sue bruschette!!! Fortunatamente pane tostato e marmellata.
Poi è stato il nostro guru per il soggiorno a Wolly, scarrozzandoci a destra e a manca per la città. Mitico, veramente.
Dopo una giornata di diluvio nella cittadina, torniamo in motel per prepararci alla visita di Sydney, la nostra prima vera meta del viaggio australiano.
C’è subito da dire che la comunità italiana in australia è fortissima; ce ne siamo accorti subito quando Renato (l’amico di famiglia) ci ha portati al motel, quando Mario ci ha accolti gentilissimamente e consigliati su dove andare e cosa mangiare, e quando abbiamo visitato la mitica Fraternity, ovvero il club degli italoaustraliani di Wolly (o meglio Fairy Meadow).
La visita al club è valsa l’intero viaggio, quando entrando siamo stati accolti da una massa di gente stipata nel vedere la partita di calcio Iraq - Australia (3-1 risultato finale), la partita di rugby, a giocare alle slot machine, a mangiare e ballare, a bere al bar. E poi i bimbi a ballare nella sala a loro dedicata, la funzione sacra celebrata al piano di sopra.
Una delle immagini che più mi resterà nella mente di quella serata, oltre a Roberto che vince 30 dollari giocandone 3 non suoi, sarà sicuramente Renato, in compagnia mia e di Milao&Jajao, che seduto ad un divano e sorseggiando un amaro Averna, ci racconta del suo viaggio verso l’Australia circa 50 anni fa, del primo periodo difficile da lavoratore, con le lacrime agli occhi. Un misto tra un padrino australiano, ed un film anni 50… Bellissimo. Come buonissimo la lemonsquash che stavamo bevendo, argomento che vale sicuramente un post dedicato.
Ecco perchè dicevo una terra così diversa dalla nostra, dalle cose incredibili che ho visto e che vi racconterò nei prossimi post, ma anche così uguale a noi; essere accolti da italiani, che si sono fatti coraggio uno con l’altro nel momento di maggiore difficoltà, ovvero un viaggio di 30 giorni in nave per una terra sconosciuta, e che riservava chissà quali sorprese, rivelano quale straordinario popolo noi originariamente eravamo, e chissà se mai siamo ancora oppure mal conquistati da una mentalità americano-individualista…