Ed eccomi ritornato.
A dire il vero sono già passati 20 giorni dal mio ritorno alla terra natìa, dopo ben 21 giorni australiani. E devo dire subito di essermi innamorato di quella terra, così diversa ma per certi versi anche così simile alla nostra. Durante i prossimi post spiegherò bene questa ultima frase.
Vi ho aggiornato un pò qui sul mio blog, descrivendovi i preparativi della partenza; vi abbiamo aggiornato tutti dal blog australiano, parlando di cosa ci stava accadendo nei giorni di permanenza nella terra di sotto (Downunder meglio dire). Però non vi ho raccontato nulla, confrondando i nostri scritti a quello che veramente abbiamo vissuto.
Anche perchè, purtroppo, il blog australiano ha cessato di vivere praticamente a metà viaggio, quando non avevamo più la possibilità di accedere alla rete, almeno a prezzi umanamente accettabili.
Ma partiamo dall’inizio, ovvero la mattina del 07/07/07, quando partiamo da Mori in piena notte accompagnati da Tetro, l’amico del vicolo di Milao e Jajao. Con un tempo da record raggiungiamo Milano Malpensa (1h50m mori - milano), dopo un tragitto da GP di monza, e ci prepariamo al lungo viaggio.
Primo trasferimento Milano - Londra. Ricordo per chi lo avesse scordato che Londra il 7 luglio era sede di molti avvenimenti: 1. anniversario dell’attentato del 7 luglio 2005, 2. concerto del LiveEarth allo stadio Wembley, 3. partenza del tour de france e cronometro in città da Trafalgar Square, 4. stato di allerta massimo dopo l’auto bomba all’aeroporto di Glasgow, e le due autobombe trovate inesplose nel centro di londra.
Con questo bel clima arriviamo ad Heatrow, dove fortunatamente non notiamo niente di strano.
Il viaggio, lunghissimo, verso l’Australia dura 11 + 6 ore (con scalo a Singapore), durante le quali sto malissimo perchè afflitto da una mezza influenza passatami gentilmente dai miei colleghi d’ufficio nei giorni che precedevano la partenza.
Fortunatamente io la rogna l’ho avuta nel viaggio, e poi mi è passata; peccato che i miei cari compagni di viaggio l’hanno beccata (in gran parte grazie a me) durante il soggiorno australiano, chi a Melbourne e chi ad Uluru.
Proprio di soggiorno devo parlarvi; noi risiedevamo a Wollongong (New South Wales NSW), dove una famiglia amica di Roberto, che ci aspettava giù, ospitava gentilmente le cugine. Io e Matteo invece, siamo stati sballottolati ad un motel a North Wollongong, in particolare chiamato Beach Park Motor Inn, e gestito da un mitico italoaustraliano di nome Mario, che ci ha dato tante gioie.
Per prima cosa la prima mattina ci ha svegliati gentilmente per offrirci le sue bruschette!!! Fortunatamente pane tostato e marmellata.
Poi è stato il nostro guru per il soggiorno a Wolly, scarrozzandoci a destra e a manca per la città. Mitico, veramente.
Dopo una giornata di diluvio nella cittadina, torniamo in motel per prepararci alla visita di Sydney, la nostra prima vera meta del viaggio australiano.
C’è subito da dire che la comunità italiana in australia è fortissima; ce ne siamo accorti subito quando Renato (l’amico di famiglia) ci ha portati al motel, quando Mario ci ha accolti gentilissimamente e consigliati su dove andare e cosa mangiare, e quando abbiamo visitato la mitica Fraternity, ovvero il club degli italoaustraliani di Wolly (o meglio Fairy Meadow).
La visita al club è valsa l’intero viaggio, quando entrando siamo stati accolti da una massa di gente stipata nel vedere la partita di calcio Iraq - Australia (3-1 risultato finale), la partita di rugby, a giocare alle slot machine, a mangiare e ballare, a bere al bar. E poi i bimbi a ballare nella sala a loro dedicata, la funzione sacra celebrata al piano di sopra.
Una delle immagini che più mi resterà nella mente di quella serata, oltre a Roberto che vince 30 dollari giocandone 3 non suoi, sarà sicuramente Renato, in compagnia mia e di Milao&Jajao, che seduto ad un divano e sorseggiando un amaro Averna, ci racconta del suo viaggio verso l’Australia circa 50 anni fa, del primo periodo difficile da lavoratore, con le lacrime agli occhi. Un misto tra un padrino australiano, ed un film anni 50… Bellissimo. Come buonissimo la lemonsquash che stavamo bevendo, argomento che vale sicuramente un post dedicato.
Ecco perchè dicevo una terra così diversa dalla nostra, dalle cose incredibili che ho visto e che vi racconterò nei prossimi post, ma anche così uguale a noi; essere accolti da italiani, che si sono fatti coraggio uno con l’altro nel momento di maggiore difficoltà, ovvero un viaggio di 30 giorni in nave per una terra sconosciuta, e che riservava chissà quali sorprese, rivelano quale straordinario popolo noi originariamente eravamo, e chissà se mai siamo ancora oppure mal conquistati da una mentalità americano-individualista…