24.09.07 Italoaustraliano [Settima ed ultima parte]

E’ arrivato il momento di mettere la parola fine a questo lungo racconto australiano.
Quasi due mesi dopo del mio ritorno in patria…

E’ difficile fare un bilancio di un viaggio di tre settimane come quello… Sicuramente ci sono stati momenti alti e bassi, un pò per le situazioni che si creano in una convivenza 24 ore su 24, un pò per i momenti di scazzo personali, però sicuramente non si può non ricordare come IL viaggio per eccellenza.
La mente lasciata a casa nei doveri di tutti i giorni, e invece il cuore (che pensava un bel pò a casa) ma votato completamente a impregnarsi di tutte le emozioni, le viste spettacolari, i luoghi e le persone di quel paese, che definire mitico sarebbe riduttivo.

Incornicerei i momenti magari meno clamorosi nel mio libro dei ricordi, come la signora che ci ha accolto in tram la prima sera che siamo arrivati e ci voleva raccontare quanto è bella l’Australia (tra l’altro era un pò bevuta).
Oppure l’addetto al grattacielo di Renzo Piano, che quando ho chiesto di andare all’ultimo piano per vedere la vista di Sydney mi ha proposto di chiamare il Building Manager.
Oppure i cinesi che ci hanno ispirato su come fare le fotografie, ovvero o con le braccia spalancate al cielo, oppure saltando da una fontana.
La vista spettrale di Canberra, ed il terrore sui nostri occhi sul nostro destino nella capitale in mezzo al nulla.
La gita in pulmino ai 12 apostoli (ancora una volta, che spettacolo), e Peter che ci conduce finalmente a casa con tutti i partecipanti che ci salutano calorosamente.
Il mio tentare di nuotare in piscina all’ultimo piano del nostro grattacielo di Melbourne, la notte, contorniati da tutte le luci della città.
Oppure i Coldplay che ci hanno accolti (anche se registrati) quando siamo entrati nella sala concerti dell’Art Center di Melbourne.
Ed Uluru, la sabbia rossa, gli Abbo.
E le palme di Palm Cove, e le passeggiate sulla spiaggia, ed il ritorno terrificante a piedi nella notte schivando il possibile attacco dei coccodrilli.
Ed il tucul, cantato la sera del mio compleanno.

Ed ultimo, ma sicuramente forse IL ricordo del cuore, la serata alla Fraternity (http://www.fraternityclub.com.au), il club ITALOAUSTRALIANO di Fairy Meadow, dove ho lasciato il cuore, e dal quale voglio assolutamente la tessera di membro a vita.

E’ per questo che, almeno un pò, sono tornato da questo viaggio da ItaloAustraliano.

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14.09.07 Italoaustraliano [Sesta parte]

Lasciamo le mosche del deserto al suo deserto… In inverno già ce n’erano un poche, chissà quante ce ne saranno in estate! Che inferno dev’essere quel deserto col caldo insopportabile, e per di più un’invasione di moschine ovunque.
Ma come detto partiamo, affrontando il penultimo viaggio in aereo prima del rientro in patria… E lo stacco è decisamente forte, dal deserto rosso alle spiaggie dorate del Nord!!! In particolare la nostra destinazione è Palm Cove, 40 km da Cairns, che le guide raccontano come la meta perfetta per le coppiette in viaggio di nozze. Distante dai casini, e colma di calma ed intimità… Un pò la cosa ci puzza, però chissenefrega visto che noi quel che cerchiamo, dopo tutte queste stancanti giornate è qualche ora di beato relax, in una bella spiaggia tropicale.
E così è, per alcuni punti di vista, dato che la spiaggia è veramente stupenda, con le palme in riva all’oceano proprio come da foto dei tropici. Un paesino piccolissimo, ma carino con qualche negozietto che ci ha pure dato gioia e saldi (tutti tranne me hanno preso qualcosa dall’amicone grassone, che ha imparato l’italiano da piccolo ma non ricorda oramai più nulla, però vuole tanto attaccare bottone con tutti), ed un take away bello laido dove ci siamo potuti riempire di panini, fritture miste di pesce, e quice alle verdure (tutto buonissimo). Il nostro Tinelli ha pure provato il famigerato Work’s burger, con all’interno: uovo, pancetta, rapa rossa, ovviamente carne e tanta, verdure d’ogni tipo e, per non farsi proprio mancar niente, una fetta d’ananas… Se mi sono dimenticato di qualche ingrediente dimmelo che lo aggiungiamo.
Memorabili le nostre passeggiate in spiaggia, per raggiungere tra l’altro il centro commerciale a Clifton Beach dove abbiamo potuto sperimentare i veri prodotti australiani, come la frutta (Mango, Papaya e Frutto della passione), la polpa di granchio (3 etti nemmeno per un euro), e gli spiedinazzi conditi con tutti gli ingredienti possibili.
Peccato per il tempo, che nemmeno qui ci ha graziati di una giornata che sia una di sole totale; quel poco di sole che ha fatto ce lo siamo tutto goduto, chi in spiaggia (come me), chi a bordo piscina… E’ un peccato, perchè se avessimo preso tre giorni di puro sole saremmo tranquillamente tornati a casa neri come il bao, vista la potenza dei raggi UVA in quella zona del mondo.
Non sono stati proprio dei giorni del tutto rilassanti, grazie a qualche bega di troppo e troppi troppi screzi, ma vabbè.
In questo paradiso terrestre ho festeggiato il mio 26mo compleanno, 26 anni in terra australiana, nel giorno della partenza per Wollongong… Non proprio la giornata perfetta per festeggiare un compleanno, però chissene ero in aussieland!
Altri momenti da dimenticare in quella giornata, per alcuni minuti estremamente terribile, ma vabbè da ricordare c’è sicuramente la cenetta a casa Calmasini.
Fortunatamente i padroni di casa non erano a conoscenza della ricorrenza, e non avevano preparato niente di particolare per cena, anche se in modo come sempre gentilissimo Rachel si era data da fare per noi.
Quando però hanno saputo del mio compleanno ho richiesto un regalo speciale, ovvero la possibilità di avere la canzone “IL TUKUL” cantata direttamente dal nostro Renato (prima però me l’aveva dettata perfettamente, cosicchè ora potrò cantarvela anche a voi). E poi, per concludere in bellezza la giornata Rachel ha fatto partire sul giradischi “Se mi lasci non vale” del mitico Julio Iglesias, la colonna sonora del nostro viaggio…
Serata felicissima, a parte qualche mugugno di troppo durante la giornata…

Peccato che il viaggio stava per finire… Un giorno intero solo e dovevamo lasciare la nostra nuova terra adottiva.

13.09.07 Italoaustraliano [Quinta Parte]

Partiamo da Melbourne, di primissima mattina accompagnati dal nostro tassista che ci viene a prendere direttamente fuori dall’appartamento.
La nostra prossima meta è tra le più rappresentative di tutta l’Australia, ovvero Ayer’s Rock, Uluru per i nativi aborigeni; il grande monolito rosso in mezzo al deserto.
In Italia, prima della partenza, abbiamo deciso di intraprendere questa avventura; per ravvivare il nostro spirito d’avventura scegliemmo addirittura di alloggiare in una cabin (un bungalow per capirci) con bagno in comune a tutto il camping… Sarà per scelta d’avventura, oppure perchè tutti gli altri alloggi sarebbero costati dieci volte di più? Bah, lascio a voi decidere.
La nostra cara Qantas ci conduce nel cuore del continente, e già prima di atterrare possiamo assistere allo spettacolo del monolite rosso, che gigante ci saluta e ci accoglie nel deserto.
Prima cosa, appena atterrati su una pista di atterraggio rossissima, piena di sabbia, ed abbastanza inquietante nell’atterraggio, notiamo che il deserto non è quello che uno si aspetta, ma verdissimo. Il bush finalmente si è fatto vedere, con cespugli, baobab e fitta ma ovviamente bassa vegetazione. Quello che volevamo dall’Australia, la natura!
Nella nostra Vera avventura australiana noleggiamo una macchina, per essere più precisi una Toyota Corolla 3 volumi con cambio automaticissimo che il prode Tinelli guida all’inglese (eh, l’australia essendo ex colonia ha la guida a destra!) e partiamo per raggiungere l’unico avamposto occidentalizzato della zona, ovvero il mega resort di Yulara, dove è contenuto anche il nostro camping.
Nemmeno 5 minuti e siamo lì… Le distanze qui non sono poi così maledette!
La nostra Jajao non si sente molto eroica, e va un attimo in paranoia alla vista della nostra cabin… Poi s’accorge che insomma, ce la si farà! Due notti sono sempre due notti!
I bagni esterni sono un pò scomodini, è vero, soprattutto di notte quando nel deserto è freddissimo, però dai il gioco vale la candela come si usa dire.
Si, perchè la vista del monolite rosso, in ogni ora del giorno, è veramente straordinaria.
Uno dei più bei spettacoli mai visti prima. Al tramonto è mozzafiato, di giorno fa paura osservare il rosso della montagna in contrapposizione del blu, che più blu non si può, del cielo. E camminarci attorno, di buon passo, cantando l’inno del trentino ed azzurroooo verrà ricordato per sempre.

Verranno ricordati per sempre pure gli abbbbborigggeni, questa razza un pò strana, e soprattutto molto, ma molto puzzona. Che con tutti i soldi che hanno, si avete capito bene ne hanno eccome visto che il parco di Uluru e dintorni è loro, potrebbero anche dedicarsi un pò di più all’amico sapone e sua cugina acqua.
Cene a base di noodle precotti da scaldare solo con l’acqua calda, pranzi serviti in modo impeccabile dal laido fast food del resort, con i panini più buoni che abbiamo mangiato in australia, probabilmente… Probabilmente perchè la carne era di dingo, di aquila del deserto, o magari di qualche insetto strano… Sta che ci mancherà sicuramente molto il laido di Uluru.
Come a me mancherà quella sensazione di sporco dovuta alla terra rossa, quasi come quella dei campi da tennis, che si attacca a tutto e non va più via.
Mi mancherà addirittura quel svegliarmi in piena notte con il naso e le labbra ghiacciate, perchè nella camera è sceso il gielo assoluto (eh la stufetta l’avevamo spenta).
Non mi mancano sassi, perchè ne ho portati a casa alcuni, però mi manca non aver visto qualche animale selvaggio in più, magari un dingo che assaliva un turista (anche se l’ombra del dingo in piena notte l’abbiamo vista).
L’avventura nella natura però verrà ceramente ricordata… Basta vedere le foto per capire quanto, ma quanto tanto bello era quel posto…
Partiamo dopo due stancanti giornate per la prossima meta, questa volta di assoluto relax… prossimo capitolo!

02.09.07 - Italoaustraliano [Quarta parte]

Dopo le due nottate nella capitale australiana, per non dire la cattedrale nel deserto d’australia (anche se poi il deserto vero l’abbiamo visto), partiamo di buona mattina per Melbourne, la seconda metropoli dello stato.
Volo di nemmeno un’ora con la Virgin Blue, che ci siamo accorti fa un casting speciale per hostess e stuart vista la bella presenza, ed atterriamo all’aeroporto di Tullamarine, dove con il taxi raggiungiamo il nostro appartamento.
Si, perchè stavolta abbiamo optato per un appartamentino, con due stanze cucina salotto e bagno, così da poterci lavare anche i vestiti con la lavatrice, ed asciugarli in lavasciuga.
Da notare la posizione, nella zona nuova della città: di fronte a noi le due torri dell’IBM e dell’Herald Sun, mentre vicinissimo il grattacielo residenziale più alto dell’emisfero sud, l’Eureka Tower.
Notiamo subito una sensibile differenza tra Melborne e Sydney; mentre la seconda è molto easy, simbolo dei surfisti, la prima è più seria, più “europea” se vogliamo, con qualche accenno addirittura di monumenti antichi.
Qui si vede maggiormente l’influenza degli inglesi, e la colonizzazione, anche per via dei nomi e dei molti pub sparsi per la città; sicuramente non potremmo dimenticare il Jay Jay, vicino all’albergo, dove una sera abbiamo potuto assaporare delizie, più o meno fritte.
Peccato per il tempo, bruttarello e freschetto, ma la città è bellissima; bello l’Art Center, dove la nostra Jajao ha potuto far brillare gli occhi davanti a teatri e sale concerto. Immenso il (per non farcelo mancare) centro commerciale del centro, con addirittura una piccola torre di una vecchia fabbrica di scarpe, inglobata in un’immenso cono di vetro (http://www.melbournecentral.com.au/). Troppo pieno di cianfrusaglie il Paddy’s Market, ovvero l’immenso mercatino di cinesi ed affini con tutte le troiate che possiate immaginare. Comunque la città, piena anch’essa di torri, mi resterà nel cuore, anche per i nostri nuovi ritmi rilassati dopo il frenetico inizio australiano.

Da raccontare però una delle perle di quei giorni, ovvero la gita ai 12 apostoli.
Decidiamo di prenotare un tour in pullmino verso una delle meraviglie naturali australiane, ovvero i 12 apostoli; degli enormi faraglioni sulla costa sud, modellati dal vento antartico del sud.
Il nostro autista (e dei cari nostri amici malcapitati anch’essi assieme a noi) è Peter, un nome una leggenda; il caro autista nei 200 km di strada che ci dividevano dalla meta sulla costa, ha messo a dura prova i nostri stomaci più e più volte.
In pratica ci ha insegnato che per fare le curve non bisogna frenare o rallentare, ma bensì accelerare! Un’altra lezione molto importante, che ci ha fatto apprendere, è che se è presente un limite bisogna rispettarlo, qualunque esso sia; questo vuol dire che se per la strada per Brentonico il sindaco mette i 120km/h, beh in quel caso E’ NECESSARIO fare quella velocità, perchè è consentito! Perchè andare più piano senza rischiare di uscire dalle curve, soprattutto in discesa?
Ecco, provate ad immaginare la gardesana per Limone (o per Malcesine è indifferente) fatta costantemente ad una velocità che variava tra i 90 ed i 110km/h, anche in curva; moltiplicatela la distanza Riva-Limone per 10 ed eccovi rappresentata la nostra avventura.
Le cose che abbiamo visto sono state stupende, incredibili; le bellezze naturali qualcosa di indescrivibile, anche in questo blog. Ma descrivibilissimo è sicuramente il nostro pranzo, in un posto sperduto del tragitto dopo la rain forest, dove il caro Peter ci ha concesso 30 (non un minuto in più, meglio qualcuno in meno) per rifocillarci e partire di corsa, sgommando sulle curve (e mettendo a dura prova i nostri stomaci, Milao in primis).
Però i pappagalli sulle mani che becchettavano il mangime, i koala dormiglioni sugli alberi, il vento gelido intanto che guardavamo i 12 apostoli e le costiere australiane del sud, e Torquay, la città dei surfisti… Beh, valevano sicuramente i brividi della guida, le sgommate sulle curve, ed il leggero dondolio mio e di Jajao per attenuare almeno un poco gli effetti dell’autista spericolato…. 400 km, dopo i quali probabilmente eravamo più verdi in volto, ma gonfi di immagini mozzafiato da custodire nel cuore.
….prossima destinazione Ayer’s Rock!